Ordine: una parola controversa (su cui cominciamo subito a non essere d’accordo)

Cara Virginia, Milano ha la fama di essere ordinata. Ora a parte essere questa una definizione discutibile e sottoponibile al test “definire ordinato, prego”, ho visto stasera un fantastico esempio di ordine e disciplina e disastro. Sceneggiato inglese, Parade’s End, tratto dal libro di Ford Madox Ford (recensito abbastanza recentemente dal  Guardian, non trovabile in italiano). Ambientazione prima guerra mondiale. Esercito: ordine, disciplina, gerarchie, ognuno al suo posto. E il risultato, in una meravigliosa scena che dura poco più di dieci minuti e sintetizza quattro anni di guerra, sai qual è il risultato cara Virginia? Il caos. Tutti arrabbiati, chi sta sopra con chi sta sotto e chi sta sotto con chi sta sopra. Tutti hanno un ruolo preciso, ricevono e danno ordini, ma non sanno cosa fare, lo fanno male, non riescono a farlo. Tutti conoscono il loro posto e il posto degli altri, ma non serve a niente! E tutto questo lo racconta uno che in quel tempo ci viveva e non era neppure rivoluzionario! Roba da farci sembrare dei dilettanti, noi che stiamo nelle aziende e ci lamentiamo del disordine e della disorganizzazione. E da dire cara Milano, non essere troppo ordinata!
Tua Antonia

Cara Antonia, mi colpisce il senso dell’ordine che associ a Milano, e mi sorprende anche un po’. Chiarisco le idee parlandotene, anzi scrivendoti:  ricordo che quando arrivai a Milano dalla ridente Campania, la prima cosa che mi aveva colpito era la cura del verde che a me francamente era sembrata eccessiva. Cioè mi sembrava finto tanto erano ordinati i cespugli, gli alberi organizzati in parchi e gli alberi confinati nel ristretto spazio dei viali.
I parchi che avevo visto  fino ad allora erano fatti di querce secolari e pini marittimi sparsi alla rinfusa in vari parchi archeologici o il Pincio a cui ero stata in gita scolastica. Poi la sensazione di finto è sparita con il tempo e ho imparato ad apprezzare il rigore degli autobus che arrivano in orario e non troppo dilazionati nel tempo, almeno in centro; la metropolitana che sferraglia veloce e i tram che a me ricordano, non so perché, le onde dell’inesistente mare che pure un genio come Shakespeare aveva collocato nel fantomatico ducato di Milano (Prospero nella Tempesta, controllato su Wikipedia, non fate anche voi la fatica). Non credo sia lo stesso ordine di illuministica memoria, tuttavia oggi è troppo difficile rimanere in ordine anche per l’ordinata Milano.
Virginia

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s