What money can’t buy

Cara Virginia, senti questa storia: il governo svizzero deve trovare un luogo dove stoccare dei rifiuti radioattivi. Individua un paesino tra le montagne e chiede agli abitanti se sarebbero disposti ad accogliere questi rifiuti (adeguatamente chiusi e sotterrati, of course, son pur sempre svizzeri). Il 51% della popolazione si dice disponibile. Poi al governo viene in mente che forse un incentivo finanziario potrebbe essere convincente. E così chiede alla popolazione se sarebbe disposta ad accogliere i rifiuti ricevendo in cambio del denaro (una somma annua intorno agli 8.000 dollari, sempre perché sono svizzeri). E sai a questo punto qual è la percentuale disposta ad accettare? Sorpresa sorpresa, il 21%. Perché? Perché nel primo caso avevano la sensazione di fare la loro parte per la comunità, mentre nel secondo caso si sentivano corrotti dalle istituzioni. Fantastico, no?

Viene dal libro di Michael Sandel, un professore di Harvard diventato famoso in internet grazie alle sue lezioni sulla giustizia, di cui ho visto la presentazione che embeddo. Il libro si chiama appunto What money can’t buy, e analizza tutti quei casi in cui introdurre un elemento economico altera la relazione tra le parti in modo dannoso e definitivo. E in questo particolare caso, è come se si fossero ribaltate le parti, e non fosse più lo stato che detta la morale e l’individuo che ha bisogno delle norme per un comportamento retto, ma l’individuo che ha dentro di sè una morale che lo stato ha perso… odio, dove mi sto cacciando? Tu hai della filosofia alle spalle, Virginia, che pensi?

Admiring Antonia 

Cielo Antonia, mi cogli in contro piede. Penso e penso e son smemorata; non mi viene in mente un sol filosofo che abbia parlato della morale dell’individuo (non vorrei scomodare Kant e il suo “cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”), ma solo i filosofi che hanno suggerito allo stato come comportarsi. E giuro, non c’avevo mai pensato: non vorrei che alla fine l’individuo la morale ce l’abbia, non foss’altro per esercitare il proprio diritto di essere vivente tutti i giorni della vita terrena. Lo Stato, invece, ha di per sé una denominazione poco reattiva: sta fermo sulle norme e a queste si ispira. E qua si apre un altro vortice. Penso, penso  e spunta dal cappello una lettura più recente, che ha mosso mezza Europa, con un invito a spostare sulla responsabilità individuale il senso delle azioni collettive; parlo di Stephane Hessel, recentemente scomparso e del suo Indignez-vous. Più un umanista che un filosofo, e mi scuso per la mia scelta e la mia momentanea ignoranza, ma di lui avevo amato oltre l’invito all’indignazione anche quello ad impegnarsi.

V.

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