Il rumore del mio segreto

Cara A., parodiando un bel film di Almodovar che ho recentemente rivisto vorrei parlarti di un rumore che avevo in testa. E dunque pongo la domanda: possiamo ancora parlare di segreti incoffessabili, che rendano la nostra conversazione balbettante? Nella letteratura analitica quel che non si può dire diventa quanto non sopporti,  che si trasforma in malessere, una disfunzione della psiche, e vera e propria malattia da curare. Eppure nel cambiamento radicale nel modo di comunicare, cui stiamo assistendo grazie ai social network e alle bacheche pubbliche alle quali si appendono tutti i vestiti -sporchi o puliti che siano- sembrerebbe ormai disutile la figura del confessore -laico o religioso che sia. A me sembra una perdita irreparabile quella di non poter scegliere, o doverlo cercare con più fatica, il destinatario preciso dei propri segreti; non poter dire con oculatezza il peso del proprio segreto ad un testimone privilegiato, che sarà legato da un patto di rispetto. Non vorei essere retrograda ma non ho ancora capito il senso di fedeltà che la pubblica piazza può dimostrare. Hai una risposta tu?

V.

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Mia cara Virginia in cerca di risposte, no, non ne ho. Ho però la sensazione che la parola segreto abbia come minimo una doppia evocazione: il segreto di cui ci si vergogna, quello di cui parli tu, e il segreto prezioso, che si custodisce perché ha un valore che non può essere condiviso con chiunque. E se mi sembra che la psicologia domestica, che il nostro tempo ha adottato come giustificazione per qualsiasi comportamento socialmente o moralmente scorretto, abbia ridotto la vergogna (da cui il grande stendimento di panni sporchi se non lerci), forse il segreto come conservazione di un bene prezioso è rimasto. Sì, la gente sbandiera anche i propri successi e le proprie felicità, ma si sa che abbiamo molte più parole, e molta più voglia o bisogno di dirle, per l’infelicità e i lamenti. C’era un meraviglioso libro del grande Robert Hughes, La cultura del piagnisteo, in cui raccontava con la sua brillantezza inarrivabile come la società americana fosse ormai fondata sul lamento. Loro che hanno il diritto alla felicità nella costituzione!

Yours Antonia

 

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5 thoughts on “Il rumore del mio segreto

  1. Cara Antonia, mi fa riflettere che la parola incoffessabile richiami il sentimento di vergogna: non si dice per vergogna o per discrezione? o semplicemente perchè mancano le parole per condensare una storia personale che non è fatta solo di causa ed effetti, ma di limiti e ostacoli talvolta difficili da superare in quel momento. Limiti che si superano con il tempo, Grande scultore come diceva Marguerite Yourcenar? E mi sa che leggerò il tuo Robert Hughes, cercando l’antidoto dal piagnisteo.

    V

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