Torino e la rivoluzione (digitale)

hall hotel nh lingotto ex meridien

Ti ricordi Virginia quando mi hai chiesto che cosa mi piaceva del Salone del libro di Torino? Io non avevo avuto esitazioni: mi piaceva che fosse un’enorme libreria dove anche i libri degli editori più minuscoli e sconosciuti erano esposti in bella vista, e mi piaceva che nella hall dell’hotel Lingotto (NH o ex Meridien come lo chiamano gli addetti ai lavori) ci si potesse sedere a riposare incontrando tutti. In special modo verso le 11 di sera del sabato, dopo le cene e prima delle feste di prammatica.

Ecco quest’anno è stato un po’ diverso. La parte megalibreria l’ho goduta meno: ho girato meno, ho guardato meno, ho cercato meno. La parte hall ex Meridien si è svolta più di giorno che di sera, ma si è sempre rivelata meraviglia di incontri quale più quale meno sorprendente. E la parte da blogger, quella nuova nuova di quest’anno, quella mi è piaciuta. Ascoltare gli incontri cercando di mettere in serbo quello che mi preme. Dire che ho un blog, anch’io. Anche noi, anzi. Quindi dire che ho una coblogger (e questo non sono in tanti a poterlo dire). Sentirsi parte di un mondo in fermento, baumanescamente liquido, vivo. Sentirsi dalla parte giusta della rivoluzione…oohhi che paroloni! Ma me lo permetto: lo sanno tutti che la rivoluzione digitale è cominciata e ben avviata. E’ tutto il resto (dove si va, chi resisterà e chi soccomberà) che non si sa. All’apertura delle Olimpiadi di Londra, quella bellissima fatta da Danny Boyle, c’è una rappresentazione della rivoluzione industriale. A noi che arriviamo centinaia di anni dopo sembra meravigliosa e persino romantica, ma a chi l’ha vissuta non doveva certo sembrare più facile di quella digitale… Tu che dici, Virginia?

Freestyling Antonia

Cara Antonia, del salone ho amato la gente, in maggioranza cordiale, pronta a fare il pieno di emozioni grazie alle parole degli autori. Poteva essere una bolgia infernale, vista la folla che è passata, invece mi è sembrato di essere in una enorme biblioteca dove si potesse parlare, scambiare pareri. Su questo tema faccio un post poi, per portare il racconto di una signora, perfetta sconosciuta che tra un cucchiaio di macedonia e l’altro mi ha trasmesso la sua gioia per aver ascoltato il messaggio di due autori da lei amati.

Per il resto la rivoluzione è qui, anzi già avviata? si mi trovi daccordo. Siamo in un periodo di crisi e le persone hanno due atteggiamenti opposti: o si chiudono e impazziscono o parlano con perfetti sconosciuti per rintracciare il proprio senso o apprenderne uno che non avevano intuito. Il digitale ha questo potenziale ora: la tecnologia da voce a chi non l’aveva e al massimo compilava un form per richiere un preventivo – l’han chiamata web 2.0, 3.0, la rivoluzione dell’user content generation. Qualcuno lo sta capendo e utilizzando; altri continuano a usare l’informazione come bene primario su cui basare il proprio potere. Chi vincerà, agli ardui la postera sentenza.

V.

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2 thoughts on “Torino e la rivoluzione (digitale)

  1. Seguendo il filo.

    Mi pare di ricordare che Foucault diceva che si vive e si lavora per diventare qualcuno che non eri all’inizio. Quindi, se è un processo continuo, forse evolutivo, è difficile dire qual’è la parte giusta perchè si sposta di continuo, non è mai un punto fisso.

    Perciò, mi viene da chiedere se ti senti davvero “dalla parte giusta della rivoluzione”?

  2. Pingback: Dobbiamo ripensare tutto, Altan lo vuole | piumedoca

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