Joseph Turner, quando si dice l’ignoranza

Cara Virginia, questa volta girellavo tra i file dei miei computer, spostando vecchi documenti e facendo quei ritrovamenti sorprendenti che si fanno sempre quando si mette ordine, online o offline che sia. E c’era un file dal titolo Malinconico Turner. Lo vedi qui.

Il titolo originale è Norham Castel, Sunrise

Il titolo originale è Norham Castel, Sunrise

Io lo trovo meraviglioso. E mi sono ricordata che per anni ho visto Turner solo come il pittore delle vedute veneziane, quegli acquarelli un po’ stucchevoli e poco interessanti. Quando si dice l’ ignoranza. E poi a Londra sono stata in una sala tutta dedicata a lui (forse era più di sala, non ricordo), e c’erano tanti quadri che non erano affatto figurativi, quadri in cui, come in questo, c’è un punto di luce che è la luce dell’anima, quadri che in modo silenzioso e potente creano uno spazio dentro di me, mi entrano negli occhi e mi risultano indimenticabili. E ho scoperto anche che dopo avere dipinto in un modo che penso si potrebbe definire espressionista, poi il nostro, poveretto, cominciava a mettere strati di paesaggi, case, barche, animali e chi più ne ha più ne metta, per andare incontro ai gusti del pubblico che, insomma, neppure cento anni fa era molto all’avanguardia. Ma per fortuna anche le tele originali, quelle astratte, luminose in un modo riconoscibile e commovente, sono rimaste, per permetterci di confrontare il vero Turner con quello addomesticato. E a me sembra una gran bella storia.

Admiring Antonia

Painting is a strange business. (J. M. W. Turner), pare abbia detto il nostro e chi può dargli torto. Con il senso prammatico che dovremmo imparare dagli inglesi, anche quando parlano all’anima. La mia riflessione si sposta sul fatto che due secoli fa era più facile osservare la natura nella sua interezza, superati i limiti e i vantaggi del razionalismo illuminista: difficile ora dipingere un porto aperto come fa il nostro Turner o una serie completa di ninfee come fa Monet. Io non saprei neanche distinguerla una ninfea, sempre che riuscissi a scovarne una. E dipigere non è tra le mie abilità: ma senza incedere a categorizzazioni estetiche mi vien da dire una storia dentro quelle immagini c’è e mi coinvolge. Segno che la voce ce l’ha fatta a superare i limiti, temporali e lingustici che siano.

V.

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