Gli uccelli di Hitchcock

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Cara Antonia, ieri a Milano si è abbattuto una sorta di nubifragio: rivoli di acqua fluivano a fianco dei marciapiedi e la pioggia copiosa veniva dal cielo come una piaga biblica. Esagero un pò, ma neanche tanto per dire che l’essere totalmente zuppa di pioggia non  mi ha impedito di raggiungere lo spazio Oberdan e sedermi nella pozzanghera da me stessa prodotta per vedere gli Uccelli di Hitchkoch.

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L’attacco alla scuola

Non potevo perdermi questa occasione: come nel caso di Notorius volevo gustarmi la visione del film  su grande schermo. La storia è nota: in un paesino a sud di San Francisco stormi di uccelli di diverse specie si coalizzano contro gli umani e compiono le più terribili nefandezze, fino all’omicidio. La sorpresa nel rivederlo su grande schermo sta nel fatto che gli effetti speciali sono avvenieristici per l’epoca. I fotomontaggi si intuiscono, ma non danno fastidio: prevale l’orrore dei bambini aggrediti da masse inferocite di corvi e gabbiani. La protagonista femminile, Tippi Hedren viene ferita più volte: anche a lei tocca in parte il destino di Ingrid Bergman in Notorius: è una donna dalla fama dubbia, che deve dimostrare di essere una “brava ragazza” per far breccia nel cuore del cavaliere di turno. E ce la fa, perchè al di la della corrente morale dell’epoca per cui fare il bagno in una fontana di Roma è assai disdicevole è una sorta di testimone attenta. Osserva e capisce il dolore e la paura della solitudine. Una parte del film è infatti dedicato al rapporto tra Melanie e Lydia, la madre del protagonista maschile Rod Taylor, che semplificando un po’ sembra il figlio mammone e quindi poco propenso ad avere relazioni costruttive con altre donne che non siano la propria mamma. Una fantastica Jessica Tandy all’opera contrappone una figuradi donna poco avvezza alla forza e all’intrapredenza alla Tippi che di intraprendenza ne ha da vendere, fino a mettere in gioco appunto la propria reputazione. Tuttavia la compresione di Tippi e i gesti di scambio e supporto cambieranno le sorti della relazione tra i diversi soggetti della storia.

All’uscita dal cinema, il cielo di Milano era ancora plumbeo e basso; non aveva nulla del cielo dell’ultima scena del film in cui la strada disseminata di uccelli apparentemente calmi è sovrastata da un cielo che sembra quello del giudizio universale. Un giudizio…aperto.

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Cara Virginia, la mia personale immagine degli Uccelli di Hitchcock, che non ho visto, è quella dello sceneggiato della BBC, The Girl sulla realizzazione del film. Da cui esce un regista lugubre e torbido che non credo ti piacerebbe… Certo come per gli scrittori, i capolavori non devono essere inquinati dalle personali debolezze o peggio dei loro autori… ma una volta che una cosa l’hai vista, è difficile fare finta di non averla vista. Questo per dire che se su Notorius mi hai incuriosito, su Gli uccelli assai meno!

Critical Antonia

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