Taglie più o meno, mai quelle che vorremmo

Cara Virginia, come sai mi piace sfogliare il New Yorker e ci trovo sempre delle vignette bellissime, spesso anche in tema con gli argomenti del nostro blog.

"It's two sizes too big but it fits!" Geniale vignetta del New Yorker

“It’s two sizes too big, but it fits!” Geniale vignetta del New Yorker

Questa mi colpisce per come coglie perfettamente  il dramma della taglia: in fondo si tratta di una convenzione e di un numero, la bellezza passa da altre cose, il fascino ancora di più. Ma alzi la mano chi non ha mai barato una volta, raccontando che porta una taglia diversa da quella effettiva… almeno quanti hanno barato sui libri che avevano letto! E la risoluzione della signora del New Yorker è geniale!

Silly Antonia

Cara Antonia, la taglia non è cosa da poco; per anni ho rincorso la taglia ideale e ho sempre mentito sul numero reale per sopperire alla frustrazione di non essere mai della taglia giusta. Taglia giusta per cosa, poi? Per entrare nel capino che ho scoperto col tempo essere soggetto a leggi di profitto, che delle mie “morbidezze” non sapeva che farsene. Mica come i sarti su misura che avevano l’arte di cucirti addosso un vestito fatto appunto a regola d’arte, in grado di vestire anche tutti i difetti che la natura e gli anni ti regalano. Aveva ragione mia nonna, che dell’essere sarta aveva fatto un mestiere. Peccato non si chiamasse Armani.

Virginia

Un telefono che vale la pena di conservare (non in fondo al lago)

Cara Virginia, stamattina Facebook mi ha portato un bel link che voglio condividere con te, ringraziando prima Giorgio Boatti che l’ha condiviso a sua volta.

Si tratta di questo: a parte quei telefoni che finiscono nel lago di Big Bear Lake e non sappiamo quando verranno ritrovati, cambiamo il nostro telefono perchè si è rotto, o più spesso perché è stata rinnovata una piccola parte, e in questo modo stiamo producendo una gran quantità di spazzatura tecnologica (che è assai peggio della spazzatura tradizionale). Phonebloks è un progetto di telefono assemblabile open source, con cui crearsi un telefono su misura, in cui i singoli pezzi possono essere sostituiti e aggiornati, ma il telefono rimane. Certo un titolo che dice Forget Samsung e Apple per una che ha Apple da quando ha cominciato ad avvicinarsi ad un computer è un colpo al cuore. Ma tutto cambia e forse anche noi. E la mancanza di Steve non poteva non avere conseguenze…

Per cui ti propongo questo: diamo la nostra voce al progetto Phonebloks attraverso Facebook e Twitter!

By the way: il filmato è molto carino!

Conscious Antonia

Cara Antonia, sai quanto io sia technology addicted…ma quest’idea mi piace e molto. Sempre per parlare di memoria: ho in casa una scatola con vecchi telefoni che non ho il coraggio di buttare, oltre che per  il terrore di aggiungere elementi da smaltire in questo pianeta in sovrappeso di scarti. Però le cose si rompono e questa soluzione che propone Phoneblocks sembra rispondere appieno al problema. Ma risponde anche alla domanda di aumento delle performance cui la tecnologia di una casa o dell’altra ci stanno abituando o la riflessione che nasce dal progetto di Phonebloks è: “torniamo a telefoni che facciano i telefoni”?

telefono_rotella

Scritto per inciso: nella scatola c’è anche questo telefono

Capito questo, aderisco…eccome!

Virginia

Cartoline dalla California: un lago pieno di telefoni

Cara Virginia, il nostro fotografo preferito che è anche mio nipote, Tobia TDR, ha passato l’estate in California, al soldo di mia sorella e delle due marine che popolano di barche e jet ski il lago di Big Bear Lake. Come è noto a molti americani, di bear da quelle parti ormai se ne vedono pochi, ma il lago, artificiale alla fine dell’ottocento ma ormai naturalizzato, è splendidamente circondato di abeti e prati e poi montagne. Siamo ai confini del deserto ma sembra di essere sulle alpi.

Tramonto classico a Big Bear Lake

Tramonto classico a Big Bear Lake

Tramonto immaginario a Big Bear Lake

Tramonto immaginario a Big Bear Lake

Tobia ci sta mandando delle foto che ha fatto durante la lunga estate. Ha cercato in tutti i modi di perderle: non riusciva a connettersi a internet (nel paese che l’ha inventato, ci si può credere secondo te?), ha fatto cadere il telefono nel lago (immagino per fare compagnia ai tanti telefoni che mia sorella e altri nipoti hanno lasciato cadere), si è messo a studiare alacremente appena cominciata la scuola… ma alla fine eccole arrivate.

Un tramonto classico e uno artistico. Tu quale preferisci Virginia?

Aunt Antonia

Cara Aunt Antonia,  attendevamo infatti da un pò il promesso  reportage fotografico ed eccolo qua, nonostante gli autosabotaggi. Tra le due mi piace più quella dal titolo Tramonto immaginario, forse perchè mi richiama con maggior forza l’aria settembrina (frizzante, ma non ancora totalmente fredda) che comincia a girare per le vie della vecchia Milano. E del deserto, non c’è traccia.

V.

Sempre connessi o sempre sconnessi?

Cara Virginia, ti va di riprendere la discussione su internet? O meglio sull’essere connessi e sconnessi. Ti sarà capitato di vedere persone che sono insieme ma ciascuna sta facendo qualcosa sul suo smartphone, e di pensare tanto varrebbe che se ne stessero ognuno per conto suo… ma la questione è assai più complicata, e la vignetta che stamattina ha postato un’amica ce lo dimostra. E soprattutto, che gusto c’è ad essere social se nessuno di fisicamente vicino sa che lo sei?

Emblematico!

Emblematico!

Grazie alla blogger di Ciabattine che sulla sua pagina FB ha postato il link. Che è questo: http://oltreuomo.com/fuori-a-cena-pablo-stanley/. E grazie a Pablo Stanley, ovviamente!

Meditative Antonia

Cara Antonia, il post di oggi mi fa anche riflettere sul tema della comunicazione: quando diciamo veramente qualcosa a qualcuno o ci stiamo solo mostrando nell’atto di dire qualcosa? Basta essere connesso ai social attuali e a tutti quelli che verrano per essere effettivamente sociali, in cerca cioè di scambio, o rischiamo di fare conferenze, dove è difficile mettere in atto l’ascolto in tutte le sue parti? Come nel caso della protagonista della vignetta: ha ascoltato tutti, tranne il suo compagno di cena e presumibilmente di vita, tanto da renderlo, potrei dire, muto. Eh, eh sembra facile fare un buon caffè, dice una mia amica… ma direi che la parte difficile è tenere insieme tutto, e i social e Internet in generale, a mio avviso, solleticano un pò troppo l’onnipotenza e la mancanza di spirito critico. Non per fare un buon caffè ovviamente, ma per bersi un buon caffè in buona compagnia.

Virginia

100 post e non sentirli: grazie a tutti

Cara Antonia, oggi abbiamo avuto la bella sorpresa di superare le 4000 views! E non vorrei sprecare il numero, ma questo è il centesimo post che le due piume hanno prodotto conversando il più delle volte, cercando di coinvolgere lettori e lettrici. Oggi ho avuto anche la conferma che molti amici e molte amiche ci leggono, ma che sono generalmente troppo timide e timidi per commentare. Eppure, ne abbiamo parlato spesso anche a voce, ci piacerebbe che ci fossero più commenti. Lo sappiamo: il tempo è tiranno, magari non sempre si ha tempo, ma allora perché non presentarci ed eliminare quel triste per quanto tecnologico ologramma? Io lo faccio in modo spiritoso, con una bella parrucca in stile salotto settecentesco. E magari lanciamo un sondaggio: qual è la foto più bella?

Virginia

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Non sono sempre così: qualche volta mi disegno così

Cara Virginia, celebriamo tutti questi numeri belli tondi, con tanti zeri che, incomprensibilmente per le menti non matematiche, si sommano producendo risultati cicciotti e felici! Tolto l’avatar, mi metto come “the one with the messy hair”: se qualcuno mi incontra per strada mi riconosce dall’aura (che, lasciatelo dire e non mi invidiare, è pure autentica!)

Unico indizio per individuarmi: the messy hair. Coraggio, si accettano scommesse!

Unico indizio per individuarmi: the messy hair. Coraggio, si accettano scommesse!

Yours silly Antonia

Branca: un’azienda profumata dalla comunicazione memorabile

Cara Virginia, in occasione della pubblicazione del suo libro Per fare un manager ci vuole un fiore, Niccolò Branca, che dirige l’omonima azienda di famiglia, ha invitato alcuni giornalisti e blogger nella sede della sua azienda. Oltre a raccontare la sua filosofia olistica, l’idea che un’azienda sia parte di un tutto e non una realtà isolata e definita dal profitto, e ripetere che solo la consapevolezza ci salverà (tutto ampiamente da sottoscrivere) ci ha fatto fare una visita dell’azienda. Le mura e la struttura sono quelle di una volta, e già il fatto che si sia conservata un’azienda di produzione in città (tra viale Jenner e viale Stelvio, non pieno centro ma ormai neanche troppo lontano) è interessante. E poi i profumi: le spezie la cui miscela segreta crea il Fernet Branca, le botti in cui i liquori invecchiano, il macinino gigante e le caffettiere altrettanto giganti per fare il Caffè Borghetti... una meraviglia. E poi la comunicazione. Per una maniaca come me, la collezione di manifesti, gadget e memorabilia è un paradiso.

Chissà cosa c'entra la scimmia... bisognerebbe chiederlo ai tedeschi!

Chissà cosa c’entra la scimmia… bisognerebbe chiederlo ai tedeschi!

Il Fernet fa digerire anche un coccodrillo!

Il Fernet fa digerire anche un coccodrillo!

Una bellissima caricatura del cameriere gallico

Una bellissima caricatura del cameriere gallico

Un meraviglioso camioncino giocattolo: voglio tornare bambina!

Un meraviglioso camioncino giocattolo: voglio tornare bambina!

E aggiungo altre due foto, che non fanno parte della comunicazione in senso stretto, ma che mi sono piaciute molto: la conservazione di una scrivania come era ai tempi del nonno, e la macchina da scrivere noiseless!

L'ufficio dei tempi del nonno

L’ufficio dei tempi del nonno

La Remington Noiseless, prodigio della tecnica

La Remington Noiseless, prodigio della tecnica

Yours Antonia

Cara Antonia, che salto nell’infanzia!!! Ogni volta che passo da viale Jenner mi torna alla memoria il claim “Brrr Branca…Menta” e sebbene allora non fossi ancora autorizzata a bere alcolici, di quel tempo ricordo i colori e il senso di frescura che la pubblicità dai colori vivaci ha stampato nella mia memoria. Voglio quella scrivania!!! Con annessa Remington Noiseless.

Purtroppo non ho trovato il vecchio spot, ma questo si adegua alla mia età attuale; e la canzone mi piace molto:

Virginia

Letti davvero o per finta?

Cara Virginia, eccomi a sottoporti un quizzettino che viene dai nostri amici di Finzioni e prima ancora dallo stimato The Guardian.

L’articolo del Guardian ha avuto ben 1263 commenti (noi ci accontenteremmo di 3 o 4…).

Una bella libreria di una bella casa dove sarebbe bello fermarsi a leggere

Una bella libreria di una bella casa dove sarebbe bello fermarsi a leggere

Pare che ci sia un sacco di gente che dice di aver letto libri che in realtà non ha letto affatto. Qualche volta li ha nella libreria: del resto anche a te sarà capitato che ti chiedano, guardando i tuoi libri, ma li ha letti tutti? Che fa pensare a uno che ti guarda nella dispensa o nel frigorifero e ti dice: ma lo mangerà tutto quel cibo? Claro che sì…

In ogni caso ecco la lista del Guardian, con tanto di percentuali:

Io confesso fin da subito di non aver letto Il signore degli anelli (nè rientra tra i miei progetti leggerlo), Il buio oltre la siepe e di aver cominciato Grandi speranze (ma non ho troppa speranza di finirlo, avendolo scelto in inglese e trovandolo piuttosto ostico).

E tu Virginia?

Curious Antonia

Cara Antonia, eh eh la domanda è ardua. Della lista ho iniziato due volte Guerra e Pace e non son andata mai oltre la trentesima pagina; stessa sorte per il Signore degli anelli. Dopo aver visto il film tratto da Il buio oltre la siepe, ho avuto per anni il terrore di leggerlo e quindi non l’ho mai letto. Confesso di aver letto tutti gli altri, ma troppo presto nella mia vita di lettrice e quindi ricordo poco. Quindi li ho letti per finta? Da qualche parte, nella memoria, saranno…

Lanciamo  il nostro sondaggio personale su titoli più nazionali? E lasciamo che le nostre amiche e i nostri amici aggiungano a piacere il titolo che gradiscono?

Virginia

Stoner: felicità è sapere che un libro che hai amato lo amano tanti altri

Cara Virginia, ti scrivo questo piccolo post per la felicità di avere trovato su Twitter altre lodi a Stoner di John Williams. Per combinazione, concentrate in pochi minuti. E dunque chissà quante altre ce ne sono state e mi sono sfuggite.

Qualche tweet su Stoner

Qualche tweet su Stoner

stoner su twitter 2

stoner su twitter 3Antonia in a hurry

Cara Piuma, ho cominciato a leggerlo anch’io. Ne riparliamo sul nostro account di Twitter?

V.

La pioggia nel pineto: gita in montagna tra le nuvole con divagazioni

Cara Virginia, ieri pioveva. Pioveva e sembrava novembre, invece che la metà di settembre. Ed era anche freddino. Ma gli intrepidi della montagna e quelli che non riescono a fermarsi hanno solo cambiato meta, bagnandosi il pelo senza perdere il vizio. Così il gruppetto di Sentierando si è avviato verso il lago di Branchino, nel profondo delle valli bergamasche.

Il lago di Branchino tra le nuvole. La stessa foto che avrei potuto fare io ieri.

Il lago di Branchino tra le nuvole. La stessa foto che avrei potuto fare io ieri.

Pioveva nel pineto che abbiamo attraversato, che non era un pineto di mare come da dannunziana memoria, ma  un bosco con tanti pini e anche faggi ed altri alberi; e la pioggia era leggera e delicata quasi, non cantava, mormorava appena. Ma alcuni ricordi di scuola sono ben attaccati, e dunque pensare al Vate era inevitabile. Peraltro dato che il Vate pubblicava per Mondadori, forse ti ho raccontato di avere letto un po’ delle corrispondenze tra Arnoldo Mondadori e D’Annunzio, che vertevano principalmente sui soldi (come quasi tutte le lettere degli autori, anche i più grandi e nobili, al loro editore), in cui Arnoldo veniva chiamato Mondadoro… d’altro canto l’edizione completa delle opere del Vate avrebbe dovuto avere i titoli e il suo nome stampati in oro zecchino!

Usciti dal pineto, comunque, e man mano che salivamo, la pioggia si diradava e le nuvole restavano sotto, emanando vapori e muovendosi appena. E poi siamo arrivati al rifugio Branchino, dove c’era un bel paiolo in cui ci hanno fatto la polenta. Emanavo umidità dalle scarpe infangate e dai capelli (molto più che the one with the messy air, come scrisse mia sorella), e il calore della cucina economica e dei piatti fumanti era davvero piacevole.

Il rifugio Branchino. Nessun dubbio che la foto non l'abbia fatta io!

Il rifugio Branchino. Nessun dubbio che la foto non l’abbia fatta io!

Ringrazio dunque Sentierando per la perseveranza nonostante le avversità climatiche, e la compagnia gitante che ha condiviso acqua, polenta e la buona stanchezza fisica. Alcuni tra gli elementi fondamentali della sopravvivenza.

Antonia che cammina tra le nuvole

L’incancellabilità di internet

Cara Virginia, oggi ti sottopongo un tema che ho in mente da tempo e di cui ho letto recentemente sul blog Pandemia di Luca Conti, intitolato Il mito della memoria infinita e che si concludeva con l’invito: Premi sul tasto cancella e vivi felice.

Istruzioni per il decluttering. A casa mia si chiamava libido pulendi.

Istruzioni per il decluttering. A casa mia si chiamava libido pulendi.

Quante cose conserviamo dentro ai nostri computer? Quante cose conserva Internet? E da quando abbiamo le cloud, ancora più invisibili e potenzialmente infinite, peggioreremo? Ma soprattutto, ci viene mai in mente di fare pulizia? A me viene anche in mente, ma poi ho sempre qualcosa d’altro da fare. Ho delle foto brutte, degli articoli che non leggerò mai, delle prove di scrittura superate, lettere mai spedite, email da leggere dopo, quando avrò tempo. In alternativa a un vero decluttering, che richiederebbe un sacco di tempo e soprattutto la determinazione a farlo, si può prendere il vizio di cancellare tutto quello che non serve ora e quindi presumibilmente non servirà neanche domani o dopodomani. Un po’ come suggeriscono le riviste femminili di fare con gli abiti: se l’hai comprato ma non te lo sei messo per sei mesi, hai fatto un acquisto sbagliato ed è meglio che lo porti alla Caritas, o se proprio l’hai pagato uno stipendio, ad uno swap che va tanto di moda. Uno swap di email e di foto mal riuscite non avendo alcun senso, i simpatici cestini del Mac che si aprono e chiudono fanno sicuramente al caso mio.

Che ne pensi, tu, Virginia?

Non decluttering Antonia

Cara Piuma, sul tema del decluttering o del repulisti come si diceva un tempo il mondo si divide; credo c’entrino la personalità individuale e i meccanismi della memoria. Con una battuta direi, anche quanto spazio hai a disposizione in casa, perchè per la tecnologia è semplice, basta comprare l’upgrade di ogni strumento di conservazione (store device). Quindi lo spazio come dimensione metaforica e fisica direi. Io non riesco a buttare niente, perchè conservare oggetti e vecchi documenti mi permette di “fare memoria” e costruire hyperlinks tutti miei, ma riconosco il vantaggio della pratica funzione del cestino. Soprattutto quando mi chiede di confermare la cancellazione definitiva di qualcosa. Ecco, forse per me la cancellazione è la fine di un percorso: quando ci arrivo vuol dire che non c’erano alternative.

Virginia