L’acqua e il racconto: le cose fondamentali della vita

Cara Virginia, inizialmente questo post doveva far parte della serie gite in montagna, e chiamarsi Gita in montagna con insegnamento spontaneo e nocciole. Poi il titolo era troppo lungo, e il cuore del racconto non stava lì.

La gita, di cui come sempre ringrazio Trekking Italia per l’organizzazione, si è svolta in modo tranquillo e culturale: salita al Monte Megna con avvistamento di nocciole, non ancora commestibili purtroppo, visita della bella chiesa romanica di Sant’Alessandro a Lasnigo, che ha recuperato la torre di avvistamento trasformandola in campanile, ha degli interessanti affreschi e un fantastico soffitto di legno.

Ma la cosa che più mi ha colpito è stata un’altra:  il racconto di Carmelo, il chiudigruppo, che è andato al Festival Internazionale di narrazione di Arzo in Svizzera. La prima cosa è stato pensare “quanto siamo ignoranti, abbiamo una sezione del blog dedicata alle storie da raccontare e non riusciamo nemmeno a sapere che dietro l’angolo ci fanno un festival, sulla narrazione”. La seconda è stato chiedersi perché,  tra tutti i paesi del mondo e tra tutti quelli che fanno vanto della loro tradizione orale, il festival della narrazione si svolga in Svizzera, nel Canton Ticino. Chapeau agli svizzeri, comunque. La terza è stato ascoltare quello che Carmelo ha raccontato: che aveva trovato una donna che si stava preparando alla sua narrazione, e le aveva offerto dell’acqua; la signora l’aveva accettata, bevuta tutta d’un fiato; l’aveva ringraziato e poi gli aveva sorriso dal palco. E lui ha concluso: abbiamo fatto incontrare l’acqua e le storie, le due cose fondamentali della vita.

Antonia si è commossa, cara Virginia, e ha pensato che questo doveva essere il succo del post. Però aggiunge la foto delle nocciole, che si è portata in tasca fino a Milano.

Alcune nocciole acerbe raccolte lungo il sentiero nel bosco

Alcune nocciole acerbe raccolte lungo il sentiero nel bosco

Amazed Antonia

Cara Antonia, la prima conclusione che mi viene in mente è: se ti metti in viaggio l’acqua, forse più che il pane è necessario. E se di viaggio parli, una storia o tante che siano, sono necessarie. Avevo sentito parlare degli Storyteller quasi quindici anni fa da una mia amica canadese e all’epoca mi era sembrato un vezzo, una delle tante derive della New Age che a quell’epoca imperversava, con adepti e critici. Poi ho saputo che quella mia amica ne ha fatto una vera professione: aveva un bisogno a cui rispondere. All’epoca le sue figlie erano piccole e la sollecitavano continuamente a raccontare una storia, la favoletta che anch’io amavo da piccola e che ho avuto la fortuna di ascoltare dalla voce di mia nonna. La mia amica ha avuto fortuna in questo: ha imparato a raccontare storie, ha imparato a cercarle e ha girato diversi paese come storyteller. Mi aveva detto lei che c’erano festival in giro  per il mondo, in Europa soprattutto, ad Edimburgo, ma anche in Francia e in Italia. Ho digitato il termine in Google e il motore mi ha detto, con la sua solita asettica solerzia  che per quel termine risultano circa 12.400.000 risultati. Dalle modalità di Google deduco che c’è sempre uno stile personale nel fare ogni cosa, in senso generale  deduco che raccontare LE storie (da non omettere mai l’articolo) è fondamentale per la vita, come l’acqua.

Virginia

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