Le deviazioni

ciabatte_striscie

Le ciabatte opposte

Cara Antonia, le ciabatte  ritratte nell’immagine campeggiavano essattamente nel modo che vedi su sbiadite strisce pedonali. Non ho resistito: ho dovuto fotografarle. In realtà mentre lo facevo la mia mente era attraversata da molti interrogativi, tra i più banali: perchè sono disposte l’una all’opposto dell’altra? ma non passano a pulire questa strada?  il più inquietante: dove sono i piedi e il proprietario di queste ciabatte? Mi capita spesso girando in città di vedere scarpe abbandonate (ho visto anche i relativi calzini se è per questo) e tutte le volte la domanda su chi sia stato l’uomo o la donna a liberarsi di quelle scarpe si affaccia subitanea alla mente. La risposta, la lascio andare per codardia, visto che perdere le scarpe secondo me non è mai un buon segno. La perdita indica almeno la fretta, se non l’eccessiva distrazione del proprietario. Questa volta tuttavia le scarpe disposte in opposte direzioni mi hanno fatto sorridere: e il pensiero che una sola persona possa fare nella propria vita molte deviazioni mi sembra ben rappresentato dalle due ciabatte che vanno ordinatamente ciascuna nel senso opposto. Come diceva E.M. Foster, la vita è disseminata di cartelli indicatori che  non vanno da nessuna parte. Che ne dici, cara Antonia?

Cara Virginia, mi prendi a tradimento e mi proponi due temi contemporanemente!

La foto è bellissima e inquietante: penso a un funambolo che si è alzato in volo e ha lasciato i vincoli terreni; penso a un burlone che voleva disfarsi delle brutte ciabatte (perché diciamo la verità, la disposizione è artistica ma la ciabatta in sè bruttarella) e le ha disposte in bell’ordine; ma penso anche, come te, che lasciare le scarpe non sia mai un buon segno. Ti ricordi il film Paris Texas di Wim Wenders? Quando il protagonista mette in fila le scarpe e le pulisce, ed è il segno del suo ritorno al mondo? Non a caso si dice stare con i piedi per terra, e da quando non siam più nella foresta i piedi stanno nelle scarpe.

E poi ci sono le deviazioni. Tante sono anche senza cartelli indicatori. E tante portano da qualche parte. Magari non dove pensavi di andare. C’è il bel libro Il viaggiatore del secolo del nostro amico Andrés Neuman, che sto leggendo in questi giorni e che nel suo universo vero/non vero ci mette centinaia di deviazioni che ritornano su se stesse… beh, cara Virginia, è un tema troppo grande per un solo post, ci dobbiamo ritornare. Invitiamo anche i lettori a postare le loro idee?

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2 thoughts on “Le deviazioni

  1. Forse ci vuole la poesia. Questa, la più conosciuta di Robert Frost, mi pare pertinente. Ma poi ci sarebbero delle altre…

    La strada non presa
 


    Divergevano due strade in un bosco

    ingiallito, e spiacente di non poterle fare

    entrambe uno restando, a lungo mi fermai 

    una di esse finché potevo scrutando

    là dove in mezzo agli arbusti svoltava.



    Poi presi l’altra, così com’era,

    che aveva forse i titoli migliori,

    perché era erbosa e non portava segni;

    benché, in fondo, il passar della gente

    le avesse invero segnate più o meno lo stesso,


    
perché nessuna in quella mattina mostrava

    sui fili d’erba l’impronta nera d’un passo.

    Oh, quell’altra lasciavo a un altro giorno!

    Pure, sapendo bene che strada porta a strada,

    dubitavo se mai sarei tornato.



    lo dovrò dire questo con un sospiro

    in qualche posto fra molto molto tempo:

    Divergevano due strade in un bosco, ed io…

    io presi la meno battuta,

    e di qui tutta la differenza è venuta.

    1916 
traduzione di Giovanni Giudici

    The Road Not Taken

    Two roads diverged in a yellow wood,
    And sorry I could not travel both
    And be one traveler, long I stood

    And looked down one as far as I could

    To where it bent in the undergrowth;
    


    Then took the other, as just as fair,
    And having perhaps the better claim

    Because it was grassy and wanted wear,
    Though as for that the passing there

    Had worn them really about the same,

    And both that morning equally lay

    In leaves no step had trodden black.
    Oh, I kept the first for another day! 

    Yet knowing how way leads on to way

    I doubted if I should ever come back.
    


    I shall be telling this with a sigh

    Somewhere ages and ages hence:
    Two roads diverged in a wood, and I,
    I took the one less traveled by,
    And that has made all the difference.

    Robert Frost

    Robert L. Frost (poeta statunitense, 1874-1963). Educato fin dall’infanzia alla poesia, si specializza nello studio delle lettere classiche nel Massachussetts dove si era trasferito undicenne dalla California. Travagliato da gravi problemi psicologici ed economici, dopo il matrimonio decide di dedicarsi completamente alla poesia e si trasferisce in Inghilterra. Qui pubblica le sue prime raccolte, A Boy’s Wiil (1913) e North of Boston (1914) molto apprezzate da Ezra Pound. In esse compare già quella dialettica spesso irrisolta tra modernismo e trascendentalismo che lo renderanno il poeta più popolare presso i contemporanei. Tornato in America, acquista una fattoria nel New Hampshire e si dedica alla scrittura e all’insegnamento. Qui pubblica altre raccolte anche se colpito da tragedie personali (il suicidio di un figlio e la pazzia di una figlia). Nel 1961 viene invitato da John F. Kennedy a leggere la poesia The Gift Outright alla cerimonia di insediamento come presidente.

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