Natale da tre soldi

Cara Antonia, il titolo del post ti suonerà strano, ma leggi e vedrai che ha un senso. Ho visto uno spettacolo ieri sera in un teatro milanese, di quelli che stanno in periferia, ma che hanno un cartellone, qualcuno direbbe alternativo. Produzioni low cost e sforzo creativo, come credo i tempi richiedano. Al teatro Ringhiera lo spettacolo era tratto dall’Opera da tre soldi, ma era uno studio attento direi dei personaggi femminili dell’opera. Polly Pitchum si presenta formulando il proprio monologo con tre toni diversi: la brava ragazza, la ragazza tenace e poi l’insieme delle tre, rigorosamente vestita come una donna del sud Carolina con tanto di cappellone a falde. Il papà di Polly, capo dei mendicanti di Londra in questa versione sparisce per lasciare il posto a sua moglie, che comunque nell’opera aiuta il marito negli affari ed è  la mamma esagerata e invadente, lestofante come il marito.

Mamma_polly_pitchum

La versione drag deella mamma di Polly Pitchum

Le Ninas Drag Queen sono state fantastiche nel raccontare un’opera che a suo tempo aveva fatto scalpore, per voler coinvolgere il proletariato, come si diceva in quegli anni e farlo discutere circa il malcostume della classe abbiente,  rappresentando prostitute, ladri e mascalzoni matricolati alle prese con lo strapotere degli abbienti. Per ironia della sorte l’opera aveva avuto successo proprio nella classe che intendeva colpire, la borghesia.

La tradizione dell’opera è salva: le canzoni presenti nell’opera originale ci sono in parte e tra queste la ballata di Meckie Messer non manca, ma in totale c’è lo spirito critico e l’ironia intelligente del testo brechtiano.  Qui lo scalpore è che l’annuncio della grazia a Mackie Messer viene fatta sul play back di Petula Clark, Down Town. Del resto Brecht aveva dato indicazioni che l’annuncio venisse fatto da un messaggero a cavallo latore di un messaggio della Regina. Ogni epoca ha il suo scalpore.

V.

Cara Virginia, ecco come ci se la passa in città, dove le brume possono essere dimenticate dal fulgore del teatro! Ricordo (e qui chi non avesse capito l’età di Antonia se ne può fare un’idea) quando Brecht era IL TEATRO da andare a vedere, ricordo anche una professoressa più che illuminata che ce ne parlava al liceo. Ricordo anche come, giustamente per certi aspetti, sia stato oggetto di critiche e dileggio. Ripreso così, con una protagonista drag queen, mi sembra che gli farà piacere.

Mettiamo anche nel nostro Natale da tre soldi tanta creatività, visto che il resto langue?

Senti, però, la prossima volta che vai in un teatro di periferia dove hanno tanta creatività e pochi soldi mi avvisi prima che magari vengo anch’io?

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