La giornata della memoria o della storia

C ara Antonia, di cose dette sulla giornata di oggi son tante, cosi non voglio dilungarmi, pensando che il dolore che evoca questa data meriti un rispettoso silenzio. Eppure c’è un dubbio che mi gironzola in testa. Ed è come ricordiamo: quando ero piccola i ricordi della guerra mi attraversavano a causa dei gesti e dei racconti di chi l’aveva vissuta. Mio padre si comportava come se fosse sempre ascoltato da qualcuno che poteva tradirlo, mia madre per lungo tempo non ha permesso le pistole giocattolo, semplicemente. E i racconti sulla fame, sulla paura  erano costanti. Ora quelle voci hanno smesso di raccontare. Da loro ho imparato a guardare tutte le lapidi che ricordano donne, uomini e bambini che hanno perso la vita per ragioni che oggi sono condannate, ma che negli anni della seconda guerra mondiale di ragioni sembravano averne, tanto da essere convincenti per migliaia di esseri umani.  Quella banalità del male che Annah Arendt ha reso concreta e che è diventato un film l’anno scorso. Piccola nota: quel film non è stato distribuito in Italia, ma oggi e domani sarà visibile in alcune sale. Sempre che si riesca a prenotare. Io, cara Antonia, ci provo ad andare a vedere il film della regista tedesca Margaret von Trotta.

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