Il Negozio Leggero

Cara A., ho scoperto solo oggi che anche a Milano ha aperto un Negozio Leggero, invenzione piemontese che sa di emporio ma con  logiche moderne. In questi negozi non ci sono scaffali, ma dispenser in modo da acquistare i prodotti a peso, quello che scegli tu.

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I dispenser con i cereali

A me  sembra un buon modo per tornare alle orgini agricole che il nostro paese continua a dimenticare: il ciclo delle stagioni per cui sarebbe opportuno mangiare solo verdure e frutta del periodo; non sprecare mai nulla e rimettere in circolo il cibo, non consumare più del necessario. Insomma quelle regoline che tornano utili in caso di crisi, ma che a mio avviso hanno senso anche quando la crisi non c’è.

A Milano ha aperto in via Anfossi, 13 (zona Porta Romana): ne parla diffusamente il sito di Survey Milano.

Che ne dici, ci facciamo un salto?

V.

Cara Virginia, hai letto in un mio pensiero di tempo fa: avevo adocchiato passando (ahimé non ecologicamente in macchina) quel negozio e mi ero proprio detta, ma che bella idea! Non solo perché smetteremmo di contribuire alla formazione di isole di plastica al largo delle barriere coralline, ma anche perché è divertente scegliere quantità e qualità, invece di prendere meccanicamente dallo scaffale la solita scatola con i soliti cereali… Sembra anzi quel tipo di negozio in cui andare in compagnia, o andare quando c’è qualcun altro per potersi scambiare le opinioni su cosa comprare e come usarlo.

Sono convinta che non sia nostalgia di un tempo che non conoscevamo. E’ una possibilità in più, che ci meritiamo e ci possiamo concedere, di prenderci il tempo per scegliere e vivere pienamente anche il tempo del fare la spesa: non sarebbe giusto mettere negli acquisti la stessa cura che mettiamo nel cucinare, o dedicare all’acquisto dei cibi lo stesso tempo che dedichiamo alla scelta delle scarpe o di una borsa?

Negozio leggero aspettaci!

Yours Antonia

Milano mon amour

Cara Virginia, ieri sera mi è capitata una graziosa occasione che ho colto al volo, quella di una “visita guidata” alla mostra “Milano tra le due guerre” del fotografo Arnaldo Chierichetti, a Palazzo Morando. Dato poi che Palazzo Morando ospita il Museo di Milano, abbiamo fatto una visita guidata anche a quello.

milano che fu

Una bella immagine di Milano tradizionale

E cara Virginia, Milano è davvero una città sorprendente. Uso questo aggettivo superinflazionato nel senso più letterale che tu possa immaginare. Perché seguendo il percorso delle foto che rappresentavano diversi momenti e diversi luoghi della città, il tema ricorrente era “questo edificio poi è stato distrutto per costruirne un altro”. Alle volte era anche “questo edificio era molto bello quindi è stato distrutto”. Ma quel tema di creative disruption, di avere il coraggio di ammazzare il vecchio per far nascere il nuovo, quello è un tema che trovo bello. E mi ha colpito che Gabriella, del cui invito ringrazio pubblicamente, che viene da Firenze, città intoccabile per eccellenza, abbia proprio notato e detto “beh, ma meno male che si fa qualcosa di nuovo!”.

Quanto al museo di Milano, quel tanto che ne abbiamo visto, era molto divertente, dato che in sostanza era la casa di una contessa con una decina di cognomi, rimasta senza eredi e quindi generosa dei suoi beni verso il comune di Milano, con un suo eclettismo sconclusionato: un pavimento che riproduce un mosaico egizio in omaggio alla natia Alessandra d’Egitto, un altro pavimento composto come un tappeto, una stanza cinese, un camino iperadorno, quadri molto rappresentativi anche se non capolavori, molte curiosità insomma. Dovremmo proprio andarci insieme, Virginia, per spassarcela un po’!

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Milano contemporanea

E a chi dice che a Milano non c’è nulla da vedere, beh, venga con noi! E magari faccia anche un giro su ciabattine, per leggere quel che racconta il nostro amico erreerrearchitetto, di Milan l’è un gran Milan!

Silly Antonia

Cara Antonia, la curiosità l’hai accesa sicuramente in me.

V.

La casa dell’acqua a Milano

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La caa dell’acqua in via Morgagni a Milano

Cara Antonia, oggi ti racconto una storia, di quelle che non si ha tempo di ascoltare se non perchè stai facendo un’altra cosa. Già da un pò il comune di Milano ha realizzato una casa dell’acqua in città, in ritardo rispetto ad altre amministrazioni dell’hinterland: ora per chi non ne ha mai vista una, è una sorta di pannello enorme con uno schermo sul quale passano costanti news dal comune e dal quale, grazie a dei magici pulsanti e delle fontanelle, puoi portarti a casa sei litri di acqua a scelta, tra gasata e naturale. Il tutto purchè tu abbia la tessera sanitaria. E qui scatta l’insolito: più di una volta ho visto signore e signori in coda cedere un mezzo litro della propria acqua a chi era senza tessera. Lo sbotto, se c’era, era sulla classica fase: “Ma me lo potevi dire prima?!”, ma mai nessuno si è rifiutato di cedere parte della sua spettanza d’acqua a chi la chiedeva con l’aria indifferente di chi fosse al bar. Ma che al bar non era, perchè la casa dell’acqua è un servizio al cittadino, apparentemente gratuito, ma strettamente legata all’essere residente a Milano, credo.

Strane storie di varia umanità: del resto giusto vicina c’è una bocciofila all’aperto, tra le ultime rimaste a Milano, e attivissima…

Virginia

Eh, sì, cara Virginia, ho ben presente dove sta la bocciofila all’aperto, perché quando passi in macchina da quelle parti (via Morgagni, per essere precisi) vedi un concentrato di pensionati e vari attempati che gioca, e non solo a bocce, perché ci sono anche i tavoli della dama e degli scacchi! Viene voglia di fermarsi, di avere raggiunto una certa età e la pace dell’anima (lo so, lo so che la pace dell’anima non si raggiunge con l’età, ma magari ci si avvicina, no?), di potersi permettere e di potersi accontentare di giocare, con un tempo diverso.

La casa dell’acqua non l’avevo mai notata. Ne avevo vista una a Como, a pagamento, ma che meraviglia riempirsi la bottiglia di acqua frizzante sotto il rubinetto! Roba da bambini. E ritorno al tempo: perché anche andarsi a riempire le bottiglie in un luogo pubblico fa parte di una gestione del tempo più libera ma anche più ordinata. Chissà, forse questa crisi che ci fa tanto male su questo fronte ci potrebbe fare anche tanto bene… agli ardui la postera sentenza!

Tranq e le zucchine oversize

Cara Virginia, comincio tranquillizzando che anche in tua assenza il blog sopravvive e va avanti.

E non ho usato il termine tranquillizzare a caso. Perchè la protagonista del post di oggi è la collega e amica Chiara detta Tranq, soprannome che lo ha dato quando, di fronte a una mia preoccupazione o dimenticanza o altro, mi diceva, “ma no, tranq!”. Ora sulla scrittura della parola tranq ci sono diverse scuole di pensiero: io la scrivo con la q come si vede qui. La creatrice della parola la scrive con la k. Tu Virginia una volta che l’hai scritto hai usato la c. Vedi come un’abbreviazione innocente e gentile si presta a diverse interpretazioni…

Comunque ringrazio Tranq per delle zucchine oversize che mi ha portato dal suo orto.

La zucchina oversize di Tranq

La zucchina oversize di Tranq

Naturalmente è finita subito in padella, che destino migliore non le poteva toccare!

La zucchina oversize in attesa di trifolatura. Le dimensioni della padella non sono irrilevanti, vi assicuro!

La zucchina oversize in attesa di trifolatura. Le dimensioni della padella non sono irrilevanti, vi assicuro!

Con un filo d’olio e un po’ di erba cipollina, ecco un contorno semplice, sano e gustoso! Quanto ai detrattori che potrebbero insinuare che un orto vicino a Milano potrebbe produrre frutti e verdure oversize per motivi non biologici, in realtà etimologicamente il parallelo tra la zucchina e la zucca ci rassicura. E dunque le zucchine che compriamo nei negozi o al super sono semplicemente state colte prima che crescessero e assomigliassero troppo ai loro parenti…

Cara Tranq, se ti avanzano altre verdure oversize, sai dove portarmele…

Silly Antonia

Una piccola grande storia di creatività

Cara Virginia, oggi ti voglio raccontare la storia degli orecchini che ho indosso e che vedi qui sotto.

orecchini decente ok

Perché è una storia che mi piace e perché è un esempio di quello che è per me la vera creatività.

orecchino singolo ok

Come si vede dall’ingrandimento, si tratta di due medagliette, di quelle che una volta si regalavano per i battesimi e le prime comunioni. Un’amica che di mestiere fa l’orafa, Anna Minotto, e lo fa con le tecniche e gli strumenti di una volta, insegnatele e trasmessele da suo padre, un giorno, ma tanto tempo fa, mi aveva detto “sai, se hai delle cose di famiglia che non metti, portamele a far vedere, si possono recuperare in tanti modi“. Si chiama come me, questa amica, e deve essere molto paziente. Non so quanto tempo è passato da quella proposta.

Però è arrivato un giorno in cui ho raccolto quello che nonne, zie, prozie e cugine avevano lasciato, ho messo tutto in borsa e sono andata dalla mia omonima, nel suo laboratorio di Milano. C’era una bustina che era tutta di medagliette, e devo dire che da un lato mi dispiaceva liberarmi di piccole cose che a loro tempo avevano avuto tanto valore, ma dall’altro lato sapevo che non ne avrei mai usato una, di quelle medagliette. Ma mentre le tiravamo fuori dalla loro bustina, l’orafa ha notato che ce n’erano due uguali. “Questo non mi era mai successo”, ha detto. Su entrambe era scritto Nonni e Neva, e le date erano molto vicine, quindi dovevano essere una mia e una di mia sorella. Con le sue piccole e agili mani l’orafa ha preso le due medagliette, le ha affiancate e ha detto “Ci facciamo due orecchini. Gli lasciamo anche l’anello, ci montiamo solo un perno e la farfallina di chiusura.” Non c’era esitazione nella sua voce. Esile ma convinta. E non c’è stata nessuna esitazione neppure in me. Ho detto “Fantastico. Perfetto.” E perfetto è veramente l’aggettivo giusto.

Ecco Virginia, questa è la creatività. Nasce da qualcosa di profondo ma quando emerge alla superficie è pulita, limpida, non ha bisogno di lunghe spiegazioni e convincimenti. E tutti la vedono, non c’è bisogno di uno studio specifico.

E io penso ai miei nonni, e alla mia zia, che da qualche parte in un altro universo a noi sconosciuto mi guardano la mattina mentre esco con le medagliette trasformate in orecchini, e sorridono soddisfatti.

Antonia in awe

Cara A., grazie a te, ho avuto il piacere  di conoscere Anna Minotto e non posso che aggiungere che Anna ha della magia: ha quella capacità di ascoltarti come una maga, con curiosità e intelligenza; lo capisci che gli oggetti per lei  non sono mai solo oggetti, ma storie e pezzi di vita che ci portiamo dentro e che ci danno un senso. Prima di decidere come modificare la materia lei vuol capire bene che cosa quell’oggetto vuol dire per te e che cosa potrebbe diventare a partire dalla direzione che hai suggerito tu. Se ci aggiungi un gusto raffinato e direi innovativo, il gioco, tanto difficile quanto magico, è fatto.

V.

Il profumo dei tigli

Un tiglio solo: frondoso e così ricco che ti viene voglia di rifugiarti sotto la sua ombra

Un tiglio solo: frondoso e così ricco che ti viene voglia di rifugiarti sotto la sua ombra

Cara Virginia

È qualche giorno che a Milano si sente il profumo dei tigli. Ci ho messo un po’ a riconoscerlo, con quella dolcezza un po’ stucchevole che ricorda l’honeysuckle dei romanzi romantici inglesi. Sentivo quel profumo, e mi dicevo l’ho già sentito e che cos’è. E poi a un tratto mi sono ricordata: che quando abitavo a Pisa e andavo a scuola, la scuola era in fondo ad un viale di tigli. Alberi voluminosi, pieni di fronde, e con questo odore dolce, denso, e forte perché se poi li guardi, adesso che hanno i fiori non ancora fioriti e di quel verde tenero da bambini, ne hanno tantissimi. E il profumo a me sembra restasse per tutta l’estate, e anzi mi sembra di ricordare che quando si tornava a scuola, ed era ottobre, quel profumo aleggiava ancora, come un avanzo d’estate.

Ecco, mia cara, il bello di non essere più giovani. Che proustianamente un pezzo della tua vita riemerge, e se ancora non aveva trovato un posto nel racconto della tua memoria, glielo puoi trovare. Magari usandoti la dolcezza che da giovane aborrivi, come quella dei tigli.

Remembering Antonia

Cara Antonia, forse è l’estate finalmente arrivata anche se le previsioni dicono che sarà un’estate intermittente. Tuttavia a me l’estate fa l’effetto “rinfresco memoria” e quindi mi trovi d’accordo su tutta la linea. Odori, colori e suoni che ricompongono la colonna sonora e la cornice di azioni quotidiane ripetute appunto in luoghi e tempi diversi da quelli presenti. Luoghi che si sono persi perchè fisicamente collocati altrove. Ma poi un profumo, una luce e sei di nuovo in quel luogo, con la saggezza del tempo passato nel frammezzo. Si, si e la dolcezza è una forma di saggezza.

V.

Orti e Commenda: se una notte d’estate due blogger

La serata di scrittura e blogger al ristorante Orti&Commenda

La serata di scrittura e blogger al ristorante Orti&Commenda

Cara Virginia, ti ricorderai che eravamo state invitate a raccontare di blog e blogger alla cena che segue il corso di scrittura della creativa Antonella Fiori, il tutto organizzato dalla vulcanica Emanuela Canali (la settimana prima era una mostra, di cui vedete ancora i quadri alle pareti) al ristorante Orti&Commenda. Tu hai deciso che Scilla valeva di più, e mal te ne incolse, perchè abbiamo passato una serata deliziosa.

E’ stata bella l’accoglienza, calda, curiosa e riconoscente.  E’ stato bello raccontare, per me e penso anche per Noemi, altresì nota come Tazzina di caffé, le strane combinazioni che ci hanno portato nel mondo digitale. E’ stato ancora più bello vedere la curiosità negli occhi dei presenti. Non è sempre stato facile rispondere alle loro domande, perchè la rete è giustappunto una rete, e camminarci sopra è come camminare sui fili – fili corti e connessi, certo – e con un orizzonte senza limiti. E’ stato bello fare un brindisi alla tua presenza virtuale. E’ stato proprio bello.

Ringrazio tutti. E a te, Virginia, suggerisco di stare più attenta alle date quando ti organizzi le ferie…

 Antonia, tired but satisfied

Cubeddu: dadaismi milanesi

Ti racconto le mie impressioni, cara Virginia, sulla serata Cubeddu in Santeria. A parte la delizia del luogo, insospettabile, accogliente e semplicemente (come si dice a Milano, non se la tirano per niente), la presentazione di C.U.B.A.M.S.C. ovvero Con una bomba a mano sul cuore, è stata divertente, molto al di là delle righe e molto gradevole.

Quanto alla storia che Cubeddu ci ha raccontato, insieme a Marco Ceroni, studente dell’Accademia di Belle Arti, beh lì siamo davvero oltre. E la lasciamo ascoltare direttamente.

Amused Antonia

La copertina del libro di Marco Cubeddu

La copertina del libro di Marco Cubeddu

Carlo Carabba, Marco Cubeddu e Jacopo Cirillo chiacchierano di Con una bomba a mano sul cuore

Carlo Carabba, Marco Cubeddu e Jacopo Cirillo chiacchierano di Con una bomba a mano sul cuore

Cara Piuma, Marco Cubeddu, Marco Carabba e Jacopo Cirillo hanno reso omaggio al titolo della manifestazione “La Letteratura non è noiosa” nel vero senso del termine. Scoppiettanti e divertiti mi hanno divertito. Non svelo di più ma non avrei mai sospettato quanto ci ha raccontato Marco Cerani, segno che il punk è vivo e si diverte!
V.

Una nota sull’audio: è stato preso in diretta alla Santeria, i rumori di fondo sono veri e reali; speriamo non vi dispiacciano.

La meditazione, quella seria

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Cara A., questa te la devo proprio raccontare. Ecco che cosa ho visto mentre sfrecciavo in bicicletta in Galleria, a Milano. Due uomini, piccoli nel corpo, con un’apparente mente potente. Giuro, da brava occidentale che ha visto più di un film su Houdini ho girato intorno; ho cercato il famoso filo invisibile. Dunque: non l’ho trovato, ma mi sono ricordata i racconti delle mie amiche buddiste sulla forza della meditazione, sulla capacità del pensiero che rasenta l’incredibile, per noi che abbiamo sempre maggiori disturbi dell’attenzione. Mi dicono che i lama, questo il nome dei “sacerdoti” buddisti, sono in grado di astrarsi dal proprio corpo; compiono  viaggi senza l’ausilio del corpo o di altri mezzi di trasporto convenzionali. Tutto con l’esercizio della concentrazione e della meditazione. Tanto che alla morte di un lama si attendono altri segnali oltre all’arresto delle cosiddette funzioni di base quali il respiro e l’arresto cardiaco. Si attendono molti giorni  per decretare effettivamente il decesso e dare avvio alle cerimonie funebri, con una pietà ed un cordoglio di cui son curiosa. Come della meditazione, che sembra un’arte tra le tante in via d’estinzione. Che non se ne abbiano i buddisti, gli uomini ritratti nella foto sono fachiri.

V.

Cara Virginia, interessante davvero, sembra un seguito delle nostre considerazioni di ieri sulla leggerezza. Anche se qui la leggerezza è l’altra faccia della potenza. E della potenza dello spirito, come mi viene da chiamarlo (perché mi sembra un termine che abbracci tutto quello che è immateriale, che è dentro di noi, e dunque non solo il pensiero) ci sono anche manifestazioni meno spettacolari ma altrettanto incredibili: che dire degli anni di sopravvivenza di Nelson Mandela in una prigione, indomito e indomabile? O di altri spiriti, e corpi, sopravvissuti nelle condizioni più intollerabili, di cui sono rimaste tracce nei libri e nella storia?

Obliging Antonia