Dobbiamo ripensare tutto, Altan lo vuole

Cara Virginia, sfogliando Repubblica ho visto questa pubblicità di La Repubblica delle Idee, con la vignetta del venerabile Altan. La foto è del giornale sulla mia scrivania (ahimé disordinatissima) sperando che ci salvi dall’accusa di utilizzo senza pagare i diritti…

Nessuno meglio di Altan sa esprimere i miei stati d'animo...e non mi conosce neppure...

Nessuno meglio di Altan sa esprimere i miei pensieri. E non mi conosce neppure!

Dobbiamo ripensare tutto mi ricorda la nostra conversazione sulla rivoluzione digitale, anche se sono certa che Altan le dà un senso politico e sociale che i miei pensieri post-torinesi non raggiungevano. Ma “dobbiamo ripensare tutto” si applica anche alle nostre vite quotidiane, messe in subbuglio dal sobbollimento che ci circonda. Io sono certa che ci riusciremo…

Antonia at her desk

Cara Piumadoca, fare e disfare è un componente non ancora rilevato dagli studi di biologia avanzata che si occupano del genoma umano. E’ quel componente che le donne, soprattutto, e qualche volta gli uomini hanno e mettono in atto nella propria vita. Prima di costruire bisogna distruggere (Sir Bacon e gli empiristi inglesi), potrebbe essere la norma filosofica cui ispirarsi. La tela di Penelope è la metafora che il mito ci ricorda: torna di nuovo la nostra amica salvata dalle oche.

V.

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Ancora Torino: leggere vs ascoltare

Cara Virginia, stamattina mentre facevo colazione pensavo ancora a Torino, al leggere ed ascoltare gli scrittori. Mi è successo in particolare con un libro, Il primo gesto di Marta Pastorino. Confortata dal commento della brava Patrizia La Daga de Le ultime 20, posso dire che già la quarta di copertina, e poi l’inizio della lettura, mi hanno un po’ spaventato. Mi son detta, no in questo momento non ce la puoi fare, lascialo lì e aspetta.

marta pastorino il primo gesto

Poi a Torino ho incontrato Marta Pastorino. Con un viso pulito di ragazza. Con una voce pacata e a tratti esitante. A dire che la conoscenza passa attraverso il corpo e le sensazioni. Che bisogna passare attraverso il dolore per superarlo. Che il proprio libro si capisce attraverso i lettori.

E mi son detta ecco perché ascoltare gli scrittori, anche senza aver letto il loro libro. Perché ti danno qualcosa di diverso, che magari ti aiuta a trovare il momento giusto per leggere un libro che, immobile nella sua forma cristallizzata, non riusciva a raggiungerti.

Yours Antonia

Cara Antonia, l’incontro con chi narra storie ha della magia. Un libro è lo sforzo che l’autore fa nel mettere ordine nella storia che vuol raccontare, ma quanto di quella storia rimane in lui o nella sua penna… Può sembrare una riflessione scanzonata la mia e forse neanche una vera riflessione. Ma in questi giorni di uscite forzate dal guscio vedo una strana solidarietà, una voglia di parlarsi anche tra perfetti sconosciuti.  Temo che il dolore, di qualunque entità e qualità sia, abbia bisogno di essere attraversato tutto per avere un senso, e raccontarlo ad altri aiuta a rafforzare la memoria.

V.

Lirio Abbate: che cosa c’entra Internet con la ‘ndrangheta

bronzi_riace_calabriaChe cosa c’entra la ndrangheta con internet? cara Antonia. La domanda aleggiava
qualche giorno fa in una delle sale del Salone del Libro di Torino.
E mi è rimasta in mente, direi un peso sul cuore.
Lirio Abbate ha parlato della situazione delle donne calabre al Salone del Libro,
presentando “Fimmine Ribelli“.
Parole come codice d’onore e regole della famiglia campeggiavano pesanti nella
sintesi dell’autore; ha parlato dei social network come di un veicolo per un pensiero che è rimasto muto a lungo e che diventa megafono virtuale per la ribellione e la denuncia.
Grazie ai social network e alla dislocazione geografica donne e uomini
di culture diverse, ma appartenenti allo stesso Paese, si innamorano e abbattono
le vecchie regole del clan, cioè che gli uomini possono tradire il legame
matrimoniale, le donne no e devono tacere.
La conclusione è semplice quanto paradossale: se non vuoi morire per aver
tradito, devi collaborare con lo Stato, raccontare quanto preoccupa
maggiormente il clan, abbattendo il pudore personale e la reticenza, diventati
omertà nel contesto sociale. Le fimmine ribelli, me le sono immaginate come fiere antagoniste dei Bronzi di Riace, ma non sono riuscita a scrollarmi di dosso la subdola tristezza che mi ha preso.
Virginia

Cara Virginia, mi ha colpito vedere, nella foto che hai messo ad illustrazione della tua lettera, questa sublime opera d’arte.
Mi ha ricordato di quando li ho visti a Firenze, parcheggiati in attesa di tornare nel luogo di origine, una delle cose più belle che abbia mai visto. E’ dunque un bel contrasto e un bell’incoraggiamento.
E mi fa piacere che i social media, ora osannati ora bistrattati, si rivelino comunque uno strumento in più perché le donne si riprendano la libertà che gli spetta. E perché si smetta di chiamarle femmine, parola corretta dal punto di vista formale ma così piena di brutte evocazioni che io personalmente non riesco ad usarla tranne che per l’anagrafe.

Yours Antonia

Giuseppe Lupo: un dono da narratore

Carissime lettrici, carissimi lettori,casa_atellani_milano

oggi rompiamo la nostra regola della conversazione rigorosamente a due e diamo un annuncio a due voci se così si può dire. Il nostro amore per i libri ci ha portato al Salone del Libro, una gran kermesse  che per le due Piume d’oca s’è chiusa ieri. E ognuna di noi ha ricevuto doni inaspettati, ricchi dell’ energia necessaria per superare la stanchezza dei chilometri consumati tra uno stand e l’altro, delle conversazioni che avranno bisogno di essere risorseggiate per diventare nutrimento. Ma uno dei doni che bussa alla porta e ha voglia di farsi sentire è quello che ci ha fatto Giuseppe Lupo, autore del libro Viaggiatori di nuvole, storia ambientata anche a Milano. La casa degli Atellani ha un ruolo di rilievo nella storia:  per non incoraggiare la pigrizia mettiamo la pianta, invece della foto. La foto potete cercarla voi, se vi prende la curiosità.

Giuseppe ha accolto con entusiasmo di raccontarci una storia breve, da ascoltare come se il nostro Autore fosse un novello cantastorie, il narratore orale che con una tecnica tutta da riscoprire costruiva la storia, in un modo che proprio non potevi fare a meno di ascoltare.

Speriamo vi piaccia, come è piaciuta a noi,

Antonia e Virginia

Ascolta la storia di Giuseppe Lupo

Il fenomeno vivente

Cara Antonia, ti propongo un gioco di parole sul titolo del libro presentato al Salone del Libro di Torino da Villani. L’autore presenta il suo Phenomene Vivant, affiancato da Odifreddi al salone di Torino, racconta con una delicatezza inaudita un approccio alla matematica e alla fisica antico; si rifà alle regole dell’osservazione e del pensiero che viene da lontano, dalle radici della filosofia della scienza e delle scienza come osservazione e metodo. Racconta di Poincare’ come di un uomo  totalmente coinvolto nella propria riflessione scientifica da avere le proprie intuizioni mentre osserva un paesaggio marino, di altri grandi fisici del secolo scorso folgorati dall’intuizione chiusi nella propria auto in attesa di un semaforo verde. Villani mi ha fatto un dono, inconsapevole: l’idea, il pensiero sono pratiche, un esercizio costante, da coccolare e nutrire. E scambiare con garbo ed umiltà la scoperta di quel che appare, vivo e in movimento.

V.

Cara Virginia, un bel dono davvero. Io, che ero lì ad ascoltare, ma anche a fotografare e twittare e litigare con le connessioni sovraccariche del salone, io sono rimasta colpita dalla impassibilità e dalla calma serafica con cui Villani parlava in un francese limpido come l’inglese dei giornalisti della BBC e dal pubblico che lo ascoltava in religioso silenzio. Ed era tanto pubblico. Segno che non è sempre necessario essere spiritosi e brillanti. Si può essere invece capaci di accendere un pensiero in chi ascolta. E questo a è certamente una delle ragioni per cui la gente fa la coda per entrare al Salone del libro.

Delighted Antonia