Dobbiamo ripensare tutto, Altan lo vuole

Cara Virginia, sfogliando Repubblica ho visto questa pubblicità di La Repubblica delle Idee, con la vignetta del venerabile Altan. La foto è del giornale sulla mia scrivania (ahimé disordinatissima) sperando che ci salvi dall’accusa di utilizzo senza pagare i diritti…

Nessuno meglio di Altan sa esprimere i miei stati d'animo...e non mi conosce neppure...

Nessuno meglio di Altan sa esprimere i miei pensieri. E non mi conosce neppure!

Dobbiamo ripensare tutto mi ricorda la nostra conversazione sulla rivoluzione digitale, anche se sono certa che Altan le dà un senso politico e sociale che i miei pensieri post-torinesi non raggiungevano. Ma “dobbiamo ripensare tutto” si applica anche alle nostre vite quotidiane, messe in subbuglio dal sobbollimento che ci circonda. Io sono certa che ci riusciremo…

Antonia at her desk

Cara Piumadoca, fare e disfare è un componente non ancora rilevato dagli studi di biologia avanzata che si occupano del genoma umano. E’ quel componente che le donne, soprattutto, e qualche volta gli uomini hanno e mettono in atto nella propria vita. Prima di costruire bisogna distruggere (Sir Bacon e gli empiristi inglesi), potrebbe essere la norma filosofica cui ispirarsi. La tela di Penelope è la metafora che il mito ci ricorda: torna di nuovo la nostra amica salvata dalle oche.

V.

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Non vorrei aver commesso un’imprudenza, a nascere donna.

Lo ha scritto Altan, non io, in una sua vignetta. Ma stasera guardavo le news della Gran Bretagna, e una storia raccapricciante di un gruppo di giovani che per otto anni, sottolineo otto anni, ha violentato e seviziato e fatto abortire e fatto prostituire delle ragazzine tra gli 11 e i 13 anni. Non si riesce a scrivere, da tanto fa venire il voltastomaco. E non si riesce ad immaginare. Io almeno non ci riesco, cara V. Che succeda in un paese civile, so called. In un paese che ha avuto le suffragette e in cui le donne lavorano e si considerano pari (abbastanza pari) da molto più tempo che da noi. Certo le ragazzine che sono esposte a questi rischi vengono da famiglie povere e magari immigrate e la loro debolezza e vulnerabilità sono estreme. E il machismo non è patrimonio esclusivo dei popoli mediterranei, anzi. E chissà, forse si dovrebbe essere contenti che di queste cose si parli, che la tele le racconti come altri fatti di cronaca, con un leggero accento sul fatto che i colpevoli sono stati condannati…. Ma ce la faremo mai, visto che ormai imprudenti lo siamo state?
Doubtful Antonia

Cara A, sai che su questi temi mi accendo, per non dire mi agito; ho lavorato troppo tempo  sui temi della violenza e del maltrattamento in famiglia per non sentirmi stretta in una morsa di sconsolata disperazione. Ancora? Non è cambiato nulla? Ancora è lì, nell’immaginario delle donne e degli uomini che non costruiscono relazioni equlibrate e di valore, quel quid che non ha nulla a che fare con l’amore, la sessualità e il banale rispetto tra esseri umani? Impudenti non per scelta,  sembra che il valore che ognuna di noi ha sia difficile da imparare ad indossare; più facile scopiazzare modelli visti e rivisti;  una volta si parlava di autorevolezza delle donne, termine che gli uomini hanno mutuato subito capendone il valore, contrapposto all’autorità. Poi la memoria è labile e ci si dimentica di imparare  a riconoscere il proprio valore, quello che ci contraddistingue per ricchezza e singolarità e a ribadirlo con autorevolezza, appunto.
V.