A proposito di shorts: non si vede bene che col cuore

Cara Virginia, non pensavo proprio che mi sarei occupata di shorts anch’io, soprattutto dopo tutte le stupidaggini che sono state dette in merito. Ma stamattina stavo venendo al lavoro e mentre ero in macchina attraversava la strada una ragazza in shorts. Era una ragazza normale, graziosa, semplice. Nessuna traccia di volgarità o provocazione.

Allora mi son detta, non bisogna tacere. Bisogna sottolineare che la volgarità e la provocazione non stanno nell’abbigliamento ma nel modo di porsi, e soprattutto stanno nell’animo. Quel luogo invisibile agli occhi ma tanto essenziale da dettare (non guidare, prorio dettare) i nostri comportamenti.

la conlusione del dialogo tra il piccolo principe e la volpe

Da Il piccolo principe di Antoine de Saint Exupéry, uno dei libri tuttora più letti al mondo: la conlusione del dialogo tra il piccolo principe e la volpe. Grazie a “le perle del cuore” per aver pubblicato tutto il dialogo, da cui ho preso la famosa frase.

Mi sono ricordata anche un’altra cosa: che da qualche estate la mia mamma e le sue amiche, signore molto avanti negli anni ma ancora attente al mondo che le circonda, dicono delle donne che incontrano: “sembrano tutte uscite in sottoveste”. Commento di straordinaria ricchezza lessicale e concettuale: la sottoveste era qualcosa che si metteva sotto e non esiste più; è diventata un modo di vestirsi, e sì, la televisione ha molto contribuito a farlo credere un modo di vestire appropriato dovunque (mentre possiamo concedere che sia appropriato alla televisione).

L’ultima cosa, infine, è che anche le suore non sono state immuni dalla concupiscenza maschile.

Dunque torniamo ai fondamentali e chiamiamo le cose con il loro nome. Se chi prova un desiderio o un bisogno lo riconosce come tale e come suo, forse possiamo cominciare ad avviarci sulla strada del rispetto dell’altro, chiunque sia, comunque sia vestito e qualunque sia il colore della sua pelle.

Ever pugnacious Antonia

Calderoli: un esempio indegno

kyenge_calderoli

Cara Antonia, che fatica oggi a rispettare il nostro quasi divieto di commentare l’attualità; non ce l’ho fatta e spero mi perdonerai, ma i commenti di Calderoli sulla ministra Kyenge mi hanno veramente infastidito. Non fosse Calderoli il vicepresidente del Senato Italiano sarebbe stato facile bollare le frasi dette come l’ennesima boutade di un bipede non pensante e bisognoso di una cura disintossicante: si sa che le tossine fanno male al cervello, ammesso che sia un organo vitale. Ma qui l’autore di una legge che si chiama Porcellum ha perso totalmente il senso del decoro e dimostrato la scarsa responsabilità verso la carica che riveste. Mia cara Antonia, quanto il senso del decoro sia sempre più disperso è un fatto doloroso, tuttavia le dichiarazioni indirizzate alla ministra per il colore della pelle, razziste a dir poco, le sento profondamente offensive, come cittadina e come donna.

V.

Mia cara Virginia, io ho appena firmato la petizione di change.org per chiedere le dimissioni di Calderoli.  Sai che, almeno nel pensiero e negli intenti, faccio parte di change.org, anche se non sempre firmo le loro petizioni, e ci metto sempre una motivazione.

Ed ho usato proprio la parola indegno. Nessun termine potrebbe essere più preciso.

Mi hanno subito risposto che la petizione è inutile perché i vicepresidenti delle Camere non sono dimissionabili. E certo non si può obbligare qualcuno a dare le dimissioni. Come non lo si può obbligare a sentirsi indegno. Ma se almeno lo sdegno prende voce, e una voce forte e organizzata, forse proveremo il sollievo di non aver ancora una volta dovuto subire silenziosamente la prepotenza e l’arroganza di chi non ha rispetto per nessuno. Nemmeno per se stesso, certo, ma di questo potremmo anche infischiarcene…

Antonia (pugnacious once more)