Raglio d’asino non sale al cielo ovvero pensieri internettiani

Cara Virginia, stamattina mentre andavo al lavoro e pensavo dei pensieri sparsi, pensavo anche a quanto la rete rappresenta la realtà.

Realtà, internet

Realtà, internet

Banale, vero? Ma neanche tanto. Perché in realtà le aspettative della gente rispetto alle rete sono tutt’altro. Sono che cambi il mondo, o almeno che lo migliori. Che realizzi la democrazia che in più di 2.000 anni non siamo riusciti a realizzare, tanto per dirne una. E come si stupiscono che questo non avvenga, così si scandalizzano per le brutte cose che la gente mette in rete, la cattiveria con cui commenta le notizie, le battute volgari, le parolacce, le stupidaggini, le polemiche fine a se stesse. Come se queste cose nella vita reale la gente non le facesse.

Ma li incontriamo tutti i giorni i maligni, gli invidiosi, gli stupidi, tutti con mamme sempre incinte e niente cerotti sulla bocca. E allora qualcuno propone i filtri.

E io, nonostante sia orripilata ogni volta che vedo una bruttura e nonostante sia rattristata ogni volta che vedo un’idiozia, sono MOLTO contraria ai filtri. Primo perchè mi ricordano il principio della censura. Chi filtra chi? Chi decide che cosa è giusto che stia in rete e che cosa no? E poi perché appunto, la realtà è quella che è. Mia mamma aveva una bella espressione, anche se un po’ cattolica: raglio d’asino non sale al cielo. E credo che valga anche per internet!

Very democratic Antonia

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Sempre connessi o sempre sconnessi?

Cara Virginia, ti va di riprendere la discussione su internet? O meglio sull’essere connessi e sconnessi. Ti sarà capitato di vedere persone che sono insieme ma ciascuna sta facendo qualcosa sul suo smartphone, e di pensare tanto varrebbe che se ne stessero ognuno per conto suo… ma la questione è assai più complicata, e la vignetta che stamattina ha postato un’amica ce lo dimostra. E soprattutto, che gusto c’è ad essere social se nessuno di fisicamente vicino sa che lo sei?

Emblematico!

Emblematico!

Grazie alla blogger di Ciabattine che sulla sua pagina FB ha postato il link. Che è questo: http://oltreuomo.com/fuori-a-cena-pablo-stanley/. E grazie a Pablo Stanley, ovviamente!

Meditative Antonia

Cara Antonia, il post di oggi mi fa anche riflettere sul tema della comunicazione: quando diciamo veramente qualcosa a qualcuno o ci stiamo solo mostrando nell’atto di dire qualcosa? Basta essere connesso ai social attuali e a tutti quelli che verrano per essere effettivamente sociali, in cerca cioè di scambio, o rischiamo di fare conferenze, dove è difficile mettere in atto l’ascolto in tutte le sue parti? Come nel caso della protagonista della vignetta: ha ascoltato tutti, tranne il suo compagno di cena e presumibilmente di vita, tanto da renderlo, potrei dire, muto. Eh, eh sembra facile fare un buon caffè, dice una mia amica… ma direi che la parte difficile è tenere insieme tutto, e i social e Internet in generale, a mio avviso, solleticano un pò troppo l’onnipotenza e la mancanza di spirito critico. Non per fare un buon caffè ovviamente, ma per bersi un buon caffè in buona compagnia.

Virginia

L’incancellabilità di internet

Cara Virginia, oggi ti sottopongo un tema che ho in mente da tempo e di cui ho letto recentemente sul blog Pandemia di Luca Conti, intitolato Il mito della memoria infinita e che si concludeva con l’invito: Premi sul tasto cancella e vivi felice.

Istruzioni per il decluttering. A casa mia si chiamava libido pulendi.

Istruzioni per il decluttering. A casa mia si chiamava libido pulendi.

Quante cose conserviamo dentro ai nostri computer? Quante cose conserva Internet? E da quando abbiamo le cloud, ancora più invisibili e potenzialmente infinite, peggioreremo? Ma soprattutto, ci viene mai in mente di fare pulizia? A me viene anche in mente, ma poi ho sempre qualcosa d’altro da fare. Ho delle foto brutte, degli articoli che non leggerò mai, delle prove di scrittura superate, lettere mai spedite, email da leggere dopo, quando avrò tempo. In alternativa a un vero decluttering, che richiederebbe un sacco di tempo e soprattutto la determinazione a farlo, si può prendere il vizio di cancellare tutto quello che non serve ora e quindi presumibilmente non servirà neanche domani o dopodomani. Un po’ come suggeriscono le riviste femminili di fare con gli abiti: se l’hai comprato ma non te lo sei messo per sei mesi, hai fatto un acquisto sbagliato ed è meglio che lo porti alla Caritas, o se proprio l’hai pagato uno stipendio, ad uno swap che va tanto di moda. Uno swap di email e di foto mal riuscite non avendo alcun senso, i simpatici cestini del Mac che si aprono e chiudono fanno sicuramente al caso mio.

Che ne pensi, tu, Virginia?

Non decluttering Antonia

Cara Piuma, sul tema del decluttering o del repulisti come si diceva un tempo il mondo si divide; credo c’entrino la personalità individuale e i meccanismi della memoria. Con una battuta direi, anche quanto spazio hai a disposizione in casa, perchè per la tecnologia è semplice, basta comprare l’upgrade di ogni strumento di conservazione (store device). Quindi lo spazio come dimensione metaforica e fisica direi. Io non riesco a buttare niente, perchè conservare oggetti e vecchi documenti mi permette di “fare memoria” e costruire hyperlinks tutti miei, ma riconosco il vantaggio della pratica funzione del cestino. Soprattutto quando mi chiede di confermare la cancellazione definitiva di qualcosa. Ecco, forse per me la cancellazione è la fine di un percorso: quando ci arrivo vuol dire che non c’erano alternative.

Virginia