Viva la libertà: Andò, Servillo e il doppio

viva_la_libertà_locandinaCara A., ho visto il film “Viva la libertà” all’arena estiva dell’Umanitaria, sotto un cielo di stelle (quelle poche che a Milano si posson vedere, ma ti assicuro che facevano la loro bella presenza). E che dire oltre quanto hanno già detto commentatori ben più autorevoli di me; bel film, film sul potere e sulla solitudine del potere, sulla difficoltà di essere leader in un paese come il nostro. E se nei commenti in rete trovi quanto avesse tentato di essere profetico, mettendo in luce tutti i limiti di una classe politica allo sbando più del paese stesso, io vorrei invece riflettere su un tema vecchio della commedia e della scrittura in generale. Quello del Doppio, l’altro da me eppure uguale. In questo film la bravura di Servillo si esprime al massimo grado, grazie alla mimica facciale perfettamete in grado di interpretare i due gemelli, quasi una versione moderna dei Dioscuri, Castore e Polluce. Totalmente diversi nell’approccio al mondo hanno in comune il disagio e la malattia, che per ciascuno ha avuto un effetto diverso, una spinta alla vita di misura opposta. Due eroi costretti a gestire ciascuno il futuro dell’altro, come nella migliore tradizione della commedia teatrale. Credo che in questo stia il senso di sollievo che ho sentito alla fine del film: le note iniziali dell’ouverture della Forza Del destino che il gemello ufficialmente pazzo accenna in più punti del film e la danza che utilizza come cifra di comunicazione mi hanno fatto riflettere ancora una volta sul cambiamento che ognuno di noi può fare. Non è più scandaloso avere in sè stessi più parti sconesse,  il vero atto eroico è accettarle tutte e coniugarle, o meglio declinarle.

V.

icona_audio_forza_del_destino_verdiAscolta l’ouverture delle Forza del Destino (durata 7 minuti)

Cara Virginia, sì, il film l’ho visto qualche tempo fa e mi era piaciuto. Merito di Servillo sicuramente, che come ci siamo dette a proposito di La grande bellezza, è un attore come non ce ne sono altri, un attore intorno al quale costruire il film, piuttosto che fare il casting per il film che hai in mente. E certo il tema del doppio è fondamentale, come rivela la locandina. Mi ricordo anche una certa commozione, nel vedere il lato che non si può far vedere dell’uomo di potere, e la lucidità del pazzo, la sua capacità di conquistare con l’autenticità che la follia gli autorizza.

E quanto al cambiamento di ognuno di noi, mi vien da dire in fondo è un puro riconoscimento di qualcosa che è sempre stato: ogni esperienza ci cambia, ogni minuto è diverso dal minuto successivo. Per l’essere poi ciasciuno di noi composto da tante parti, abbiamo invece dovuto fare la camminata dei gamberi: i filosofi greci che guardavano le stelle (e allora ne vedevano davvero tante) secondo me l’avevano capito. Però in mezzo ci sono state stratificazioni di civiltà, e mi sento di ringraziare Freud e Jung e tutti quelli che da loro son partiti per averci riportati alla verità di fondo.

A cui mi piace aggiungere una cosa: non basta accettarle, coniugarle e declinarle. Bisogna anche volergli bene. Che è un po’ eroico sì, ma soprattutto umano.

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La grande bellezza: non si risolve in fretta

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manifesto del film “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino

 

Cara Antonia, vedere la Grande Bellezza di Paolo Sorrentino e rimanere stordita è stato tutt’uno. Non sono stata in grado di dire se il film mi fosse piaciuto, almeno per tranquillizzare il gusto del commento a caldo. Mi son resa conto che dire se mi piacesse o meno il film non bastava: ero stata attratta e respinta, schiaffeggiata e coccolata. E non capivo che cosa mi potesse piacere: la vecchiaia, la saggezza che sembra presunzione, il grottesco e la volgarità, il rimpianto per le occasioni perdute, il rammarico per lo spreco e la mancanza di memoria? Forse nessuno di questi stimoli può piacere per se stesso, mi son detta. E infatti quello che non era il caso cercare nel film era la storia, quella tessuta e intrecciata. Ma la storia raccontata per immagini, le immagini che di per sè sono storie e citazione di altre storie che sollecitano la pigra memoria. E quindi con il “mi piace” o non “mi piace” questo film non ha nulla a che fare; ha a che fare con il cinema e solo per caso ha anche qualcuno dei dialoghi più brillanti che abbia recentemente sentito: con un’iperbole, Tony Servillo, soprattutto,  potrebbe tacere per tutto il film e raccontare la stessa storia. Roma e gli altri interpreti dicono molto senza troppe parole.

http://www.filmtv.it/film/52594/la-grande-bellezza/trailer/9376/trailer-ufficiale/

Cara Virginia, mi viene da cominciare con una stupidaggine: come quella triste pubblicità della banca “costruita intorno a te” questo film è veramente costruito intorno a Tony Servillo. Che non è giovane e non è bello ma di un fascino raro. Però concordo che non è un film di cui puoi dire mi piace o non mi piace a botta calda. E già questo è un buon risultato, perché non possiamo ridurci a quel pollicino in su che da Facebook si sta insinuando nelle nostre capacità (o incapacità) di giudizio. E concordo che ti lascia stordita, se non altro per l’abbondanza e la generosità del contenuto. E poi la musica, che ho ancora nelle orecchie. Roma era meravigliosa come nella realtà, e motivi per pensare ce ne regala a iosa. Alla fine, cosa chiedere di più a un film?

Dazed Antonia