Good morning Torino

Metro_Torino_station_FermiCara Antonia, eccomi con una sintesi della mia prima giornata del Salone del libro di Torino, prima in assoluto, nel senso che non ero mai stata al salone del Libro. E per questo ho deciso di arrivarci con calma, assaporando il tempo  per raggiungere una zona della città che non conosco, in cui non ero mai stata. Ho scelto di prendere il metrò e qui la prima scoperta: tutte le banchine della linea 1 sono protette da verande. Struttura che non ho mai visto in altre metropolitane. La seconda è stata il Lingotto, che avevo sempre visto dall’esterno e mai percorso insieme alla fiumana di gente che gironzolava con il programma alla mano, segnando con attenzione gli eventi da vedere o gli autori da ascoltare. Mi è rimasto il dubbio però: perchè ci sono i gabbiotti sulle banchine dei treni?

V.

Cara Virginia, io come sai vengo al Salone da anni, mi sono familiari le folle, la distribuzione degli stand, i bar Autogrill con l’immancabile rustichella, ma il metrò proprio non l’ho mai preso. Al mio arrivo oggi, che era uguale agli altri ma diverso perché quest’anno sono anche blogger, ho cercato un taxi (a Milano si trovano e a Torino si cercano) e c’era una signora ciarlierissima che mi ha raccontato di come fosse una che pensava solo agli altri, e persino la psicologa le aveva detto che era esagerata ma che alla sua età mica poteva cambiare! Dicevamo proprio qualche post fa dell’invasione della psicologia domestica… e poi finalmente ero trai libri.

Antonia in Turin

Ordine: una parola controversa (su cui cominciamo subito a non essere d’accordo)

Cara Virginia, Milano ha la fama di essere ordinata. Ora a parte essere questa una definizione discutibile e sottoponibile al test “definire ordinato, prego”, ho visto stasera un fantastico esempio di ordine e disciplina e disastro. Sceneggiato inglese, Parade’s End, tratto dal libro di Ford Madox Ford (recensito abbastanza recentemente dal  Guardian, non trovabile in italiano). Ambientazione prima guerra mondiale. Esercito: ordine, disciplina, gerarchie, ognuno al suo posto. E il risultato, in una meravigliosa scena che dura poco più di dieci minuti e sintetizza quattro anni di guerra, sai qual è il risultato cara Virginia? Il caos. Tutti arrabbiati, chi sta sopra con chi sta sotto e chi sta sotto con chi sta sopra. Tutti hanno un ruolo preciso, ricevono e danno ordini, ma non sanno cosa fare, lo fanno male, non riescono a farlo. Tutti conoscono il loro posto e il posto degli altri, ma non serve a niente! E tutto questo lo racconta uno che in quel tempo ci viveva e non era neppure rivoluzionario! Roba da farci sembrare dei dilettanti, noi che stiamo nelle aziende e ci lamentiamo del disordine e della disorganizzazione. E da dire cara Milano, non essere troppo ordinata!
Tua Antonia

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