Dobbiamo ripensare tutto, Altan lo vuole

Cara Virginia, sfogliando Repubblica ho visto questa pubblicità di La Repubblica delle Idee, con la vignetta del venerabile Altan. La foto è del giornale sulla mia scrivania (ahimé disordinatissima) sperando che ci salvi dall’accusa di utilizzo senza pagare i diritti…

Nessuno meglio di Altan sa esprimere i miei stati d'animo...e non mi conosce neppure...

Nessuno meglio di Altan sa esprimere i miei pensieri. E non mi conosce neppure!

Dobbiamo ripensare tutto mi ricorda la nostra conversazione sulla rivoluzione digitale, anche se sono certa che Altan le dà un senso politico e sociale che i miei pensieri post-torinesi non raggiungevano. Ma “dobbiamo ripensare tutto” si applica anche alle nostre vite quotidiane, messe in subbuglio dal sobbollimento che ci circonda. Io sono certa che ci riusciremo…

Antonia at her desk

Cara Piumadoca, fare e disfare è un componente non ancora rilevato dagli studi di biologia avanzata che si occupano del genoma umano. E’ quel componente che le donne, soprattutto, e qualche volta gli uomini hanno e mettono in atto nella propria vita. Prima di costruire bisogna distruggere (Sir Bacon e gli empiristi inglesi), potrebbe essere la norma filosofica cui ispirarsi. La tela di Penelope è la metafora che il mito ci ricorda: torna di nuovo la nostra amica salvata dalle oche.

V.

Oche di famiglia

Una delle oche di Ancona

Una delle oche di Ancona

Parliamo ancora di oche, cara Virginia. Così poco intellettuali, così poco fashion. Buone per piumini e piumoni, cuscini e guanciali. Anche utili in questi tempi di downshifting e sostenibilità: per esempio fanno delle uova buonissime, e ne bastano due per una frittata supersize. Ma soprattutto parliamo di come noi umani usiamo il termine oca. Hai presente, un’oca è una un po’ stupida ma innocua. Sempre al femminile. L’oco non si riesce neanche a scrivere, sebbene esista in natura. Chissà a chi è venuto in mente di paragonare una ragazza un po’ sciocca e svampita a un’oca. E poi ci è rimasto appiccicato. E sì che le oche sono aggressive e litigiose, ne sai qualcosa tu che ti sei ritrovata rincorsa nel prato di mia cognata, per di più in salita e con un caldo torrido… Eppure mi ritrovo a dirmelo da sola. Faccio una cosa stupida e mi dico “che oca”. Non alzo la palla, che va a rete, e mi dico “che oca”. Non mi offendo, per carità. Solo guardo questa oca che è la sorella, o il fratello, di quella del nostro blog, e mi fa simpatia. Mi sa che continuerò a darmi dell’oca. Ma non ho intenzione di autorizzare nessuno a fare altrettanto.

Your delirious Antonia

Cara A., non posso che essere daccordo: ad insultarmi ci penso io, che a farmi i complimenti ci pensa Iddio. E viceversa direi.  Chissà perchè le  oche che nella storia di Roma  salvarono la città dagli assalti di Brenno il barbaro poi son diventate esempio di stupidità.  Quelle erano oche sacre, care a Giunone. Mi sa che ancora una volta si confonde la forma con la sostanza: sono sgraziate, si muovono in gruppo e quindi sono stupide. Di un cigno non si dice e di questo animale non è facile fare il sostantivo maschile. Non sarà che spesso le metafore sono maschili e che è sempre difficile fermarsi a cercare il positivo in quello che è da differente da noi. Qualcuno la chiama misoginia, io la chiamerei sciatta pigrizia. E ad ogni modo, a me le oche stan simpatiche, a patto che  non mi inseguano scambiandomi per il succitato Brenno.

V.