Crowdsourcing alla riscossa

Cara Virginia, tempo fa lessi un libro che si intitolava Crowdsourcing, di Jeff Howe. Era il 2006, per essere precisi, quando il giornalista di Wired ha coniato il termine, e di questi tempi è come dire che l’avevo letto nel secolo scorso.

Raccontava di come in una grande quantità di situazioni la risposta ottenuta dalla folla (intesa come la sommatoria delle risposte dei singoli, ma veramente molti singoli tutti insieme) era la risposta esatta, come se appunto la folla conoscesse molto di più di quando non possano conoscere i singoli, anche esperti e superesperti. Ora questa nozione di per sè ha un suo senso. Non è sempre praticabile, o meglio sarebbe dire non è stata praticabile fino a quando non è arrivato internet, e la dimensione folla si è spostata da essere quell’assembramento semicasuale e spesso fastidioso di gente ad essere un insieme di singoli ognuno attaccato al suo computer (o smartphone).

il simbolo di Jelly
il simbolo di Jelly

Quindi il crowdsourcing si è fatto strada, ed oggi è stato annunciato Jelly (nome fantastico, devo ammettere), il primo motore di ricerca che usa foto e utenti per darti le risposte. Lanciato nientepopodimenoche da uno dei fondatori di Twitter, Biz Stone. In poche parole, fotografi la cosa/il posto/la persona di cui vuoi sapere qualcosa, e gli utenti che sono online ti danno la risposta che stai cercando.

Funzionerà? Chi può dirlo! Di sicuro va online, e quindi toccherà ancora una volta agli ardui dare la postera sentenza!

Cara A., staremo a vedere! Mi sembra l’ennesimo modo per sottolineare il motto “The content is the King!” Resta da capire se l’intelligenza di massa riuscirà veramente ad organizzarsi, e non cadere invece nella trappola dell’eccessivo egocentrismo.

V.

Ebbene sì, ho visto Masterpiece

Cara Virginia, concordi che una che ha la passione della lettura non poteva evitare di vedere almeno una volta Masterpiece? E poi ieri era la sera perfetta: finito Bookcity, spiaggiamento su divano, permanenza su tema libri con variante esordienti… E devo dirti la verità, non mi sono annoiata, non ho cambiato canale, non ho spento.

il logo gutemberghiano di masterpiece

il logo gutemberghiano di masterpiece

Ora, se togli il déja-vu della formula talent e il fatto che devono occupare due ore, mi ha fatto piacere che l’abbiano fatto. Che abbiano cercato di dare voce a un arte che per sua natura è difficile da rappresentare. Che si siano accorti di quanto, con l’avvento dei social media, la gente ha voglia e bisogno di scrivere, e di quanto possa servire incoraggiare questo bisogno. Se Masterpiece ci aiuta a combattere l’analfabetismo di ritorno (a mio personale e sindacabile giudizio, molto peggio dell’analfabetismo) viva Masterpiece!

Il vincitore della seconda puntata di Masterpiece

Il vincitore della seconda puntata di Masterpiece

Dopodiché, molti dei personaggi erano simpatici. Molto umani, quindi difettosi, ma per nulla casi umani (o siamo tutti casi umani?). Ci hanno provato. Non è mica roba da tutti, vero Virginia?

E i romanzi, mi dirai tu? E le prove “letterarie”? Beh, dei loro romanzi hanno letto qualche riga, bisogna fidarsi del giudizio della giuria… Delle prove sai che cosa mi ha colpito? Che fossero consapevoli di quello che avevano fatto: dove avevano sbagliato, l’impressione che avevano lasciato. Questo fa molto ben sperare, a me, sul piano della sopravvivenza del pianeta se non su quello letterario!

Quanto infine alla polemica che aveva animato Twitter e i social la scorsa settimana, mi sembra che non sia proseguita. Una fiammata di cui è rimasta solo un po’ di cenere, rapidamente dispersa nel vento… Ma consiglio il live di Barbara Sgarzi sul suo blog social me(dia) su Vanity Fair.

Antonia is watching TV

Cara Antonia, mi cogli totalmente impreparata e vorrei che mi dicessi qualcosa di più. Dove si vede Masterpiece? Come funziona? Son talmente oberata da format televisivi che mettono in gara qualsiasi talento che questo me lo son perso, ahimè. Ma da quel che dici mi sembra interessante o forse semplicemente più umano di altri. E taccio per mancanza di altre informazioni.

Virginia

Cara Virginia, eccoti subito accontentata! Masterpiece è la domenica alle 20.50 su RaiTre, dopo il Tiggì di arboriana memoria… ed è il primo talent show letterario.

Lunga vita a Twitter, oggi in borsa

Cara Virginia, oggi Twitter è andato in borsa e ha raccolto un bel po’ di soldi. Io mi ricordo (lo so, sembro una vecchia nonna) quando si è cominciato a parlarne, e quanta diffidenza su questo strano oggetto che ci voleva costringere a comunicare in 140 caratteri. Io mi sono iscritta (tu lo sai, io prima mi iscrivo e poi capisco a cosa mi serve) quando c’era ancora solo la versione americana, e scrivere in inglese oltre che in 140 caratteri era un po’ troppo.

Addobbi scenografici per l'ingresso in borsa di Twitter

Addobbi scenografici per l’ingresso in borsa di Twitter

E poi un bel giorno non se ne poteva più fare a meno. Tutti erano su Twitter, tutti raccontavano che cosa ci avevano letto, i giornali riferivano i fenomeni nati lì e poi emersi altrove. Quando siamo state in Valle Camonica per Multimedia Land, #mmland13, abbiamo incontrato i ragazzi di Twitteratura (molto bravi, tra l’altro). E gli hashtag sono pane quotidiano: alcuni geniali come quello di ieri: #paragoniallaSilvio. Un esempio per tutti? Apicella suona la chitarra come Jimi Hendrix…

Come è successo? Che cosa è scattato? Immagino un meccanismo come quelli descritti da Malcolm Gladwell in Il punto critico: le cose montano piano piano e poi un giorno il risultato della diffusione capillare e del passaparola diventano un fenomeno dilagante. Come i piumini Moncler negli anni 80 e gli iPhone ai giorni nostri.

Auguriamo lunga a vita a Twitter e ricordiamoci che sì, quasi tutto è twittabile!

Un telefono che vale la pena di conservare (non in fondo al lago)

Cara Virginia, stamattina Facebook mi ha portato un bel link che voglio condividere con te, ringraziando prima Giorgio Boatti che l’ha condiviso a sua volta.

Si tratta di questo: a parte quei telefoni che finiscono nel lago di Big Bear Lake e non sappiamo quando verranno ritrovati, cambiamo il nostro telefono perchè si è rotto, o più spesso perché è stata rinnovata una piccola parte, e in questo modo stiamo producendo una gran quantità di spazzatura tecnologica (che è assai peggio della spazzatura tradizionale). Phonebloks è un progetto di telefono assemblabile open source, con cui crearsi un telefono su misura, in cui i singoli pezzi possono essere sostituiti e aggiornati, ma il telefono rimane. Certo un titolo che dice Forget Samsung e Apple per una che ha Apple da quando ha cominciato ad avvicinarsi ad un computer è un colpo al cuore. Ma tutto cambia e forse anche noi. E la mancanza di Steve non poteva non avere conseguenze…

Per cui ti propongo questo: diamo la nostra voce al progetto Phonebloks attraverso Facebook e Twitter!

By the way: il filmato è molto carino!

Conscious Antonia

Cara Antonia, sai quanto io sia technology addicted…ma quest’idea mi piace e molto. Sempre per parlare di memoria: ho in casa una scatola con vecchi telefoni che non ho il coraggio di buttare, oltre che per  il terrore di aggiungere elementi da smaltire in questo pianeta in sovrappeso di scarti. Però le cose si rompono e questa soluzione che propone Phoneblocks sembra rispondere appieno al problema. Ma risponde anche alla domanda di aumento delle performance cui la tecnologia di una casa o dell’altra ci stanno abituando o la riflessione che nasce dal progetto di Phonebloks è: “torniamo a telefoni che facciano i telefoni”?

telefono_rotella

Scritto per inciso: nella scatola c’è anche questo telefono

Capito questo, aderisco…eccome!

Virginia

Stoner: felicità è sapere che un libro che hai amato lo amano tanti altri

Cara Virginia, ti scrivo questo piccolo post per la felicità di avere trovato su Twitter altre lodi a Stoner di John Williams. Per combinazione, concentrate in pochi minuti. E dunque chissà quante altre ce ne sono state e mi sono sfuggite.

Qualche tweet su Stoner

Qualche tweet su Stoner

stoner su twitter 2

stoner su twitter 3Antonia in a hurry

Cara Piuma, ho cominciato a leggerlo anch’io. Ne riparliamo sul nostro account di Twitter?

V.