Taglie più o meno, mai quelle che vorremmo

Cara Virginia, come sai mi piace sfogliare il New Yorker e ci trovo sempre delle vignette bellissime, spesso anche in tema con gli argomenti del nostro blog.

"It's two sizes too big but it fits!" Geniale vignetta del New Yorker

“It’s two sizes too big, but it fits!” Geniale vignetta del New Yorker

Questa mi colpisce per come coglie perfettamente  il dramma della taglia: in fondo si tratta di una convenzione e di un numero, la bellezza passa da altre cose, il fascino ancora di più. Ma alzi la mano chi non ha mai barato una volta, raccontando che porta una taglia diversa da quella effettiva… almeno quanti hanno barato sui libri che avevano letto! E la risoluzione della signora del New Yorker è geniale!

Silly Antonia

Cara Antonia, la taglia non è cosa da poco; per anni ho rincorso la taglia ideale e ho sempre mentito sul numero reale per sopperire alla frustrazione di non essere mai della taglia giusta. Taglia giusta per cosa, poi? Per entrare nel capino che ho scoperto col tempo essere soggetto a leggi di profitto, che delle mie “morbidezze” non sapeva che farsene. Mica come i sarti su misura che avevano l’arte di cucirti addosso un vestito fatto appunto a regola d’arte, in grado di vestire anche tutti i difetti che la natura e gli anni ti regalano. Aveva ragione mia nonna, che dell’essere sarta aveva fatto un mestiere. Peccato non si chiamasse Armani.

Virginia

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La madre di famiglia: insegna(mento?) da Livorno

L'insegna del 1923 del negozio La madre di famiglia, un nome un programma

L’insegna del 1923 del negozio La madre di famiglia, un nome un programma

1923-2013: a volte le cose non cambiano

1923-2013: a volte le cose non cambiano

Cara Virginia, chi di insegna ferisce di insegna perisce… e dunque guarda che cosa ho trovato a Livorno, nell’affollato centro dove c’è anche il mercato. Dalla foto non si riesce a vedere che l’insegna riporta anche la data 1923, ma nessun può avere dubbi. La madre di famiglia: 90 anni fa, il fascismo era appena cominciato e questo erano le donne. Ci siamo evoluti da allora? A giudicare dalla cucina che il negozio mette in vetrina non si direbbe, ma forse è una scelta di modernariato, oppure non si possono permettere altro…  non credo li aspetti un brillante futuro! E per finire, di fianco alla porta d’ingresso, ecco che cosa si trova:

La foto di fianco all'ingresso: volutamente inquadrata anche l'ambientazione

La foto di fianco all’ingresso: volutamente inquadrata anche l’ambientazione

Come si dice, un’immagine vale come mille parole…

Antonia as a reporter

Cara A., che immagini divertenti hai scovato. La dicono lunga le pentole di alluminio poggiate sui fornelli e la signora immortalata, direi folgorata, in posa quasi teatrale, mentre le vien mostrata la pezza di stoffa. Son sicura che la nostra sarà andata dalla sua sarta di fiducia o avrà cucito con le sue stesse mani. Io non saprei armeggiare con l’ago se non al costo di gravi ferite e colorite bestemmie; ma mi mancano questa e le altre arti femminili che un tempo eran ben catalogate in manuali divulgativi? Direi di no, se son compiti e non passioni. Ps:  mia nonna era sarta, tra le tante armi al suo arco, ma doveva essere quella meno promossa in famiglia; io ho ereditato quelle che più la connotavano come filibustiera e intraprendente.

V.