Sante parole, dottor Jurgenson!

Cara Virginia, sai che mi piace leggere e parlare di internet, ogni tanto, e che mi sembra anche logico dato che ci siamo dentro fino al collo. Una delle mie muse su questo tema è Barbara Sgarzi, che scrive sul suo blog su Vanity Fair con molta sensatezza e semplicità. A parte il suo articolo di ieri, Sei riflessioni sui social media nel 2014, mi era piaciuta l’ intervista a Nathan Jurgenson, sulle previsioni sui social network per il 2014.

immagine 2014 ok

E’ stata una boccata d’aria fresca. Sentirgli dire che “non siamo obbligati a condividere tutto con tutti”, che “i contenuti social non hanno bisogno di esistere per sempre” e che “non siamo obbligati a creare ambienti social che facciano della nostra vita un’esibizione e non dovremmo ragionare solo in termini di “like” ricevuti” mi ha confortato. Dunque non sono solo io che penso che condividere è bello ma è bello anche tenere per sè. Non sono solo io che penso che un post non è bello solo perché riceve tanti like o brutto perché non li riceve. Non sono solo io che credo che la sindrome FOMO (Fear Of Missing Out) alla fine sia tanto irrilevante quanto il detox da social immaginato per le vacanze. E’ un po’ come con il cibo, Virginia: è inutile esagerare e poi stare a digiuno, se si mangia ogni giorno il giusto si sta bene e ci si gusta tutto quello che arriva. Come dire, un po’ di buon senso non farebbe male neanche ai social!

Ma certo il conforto che quello che si pensa sia condiviso da un sociologo come Nathan Jurgenson (e non per menar vanto, ma anche Bauman è un sociologo, e anche Bourdieu – purtroppo scomparso prima dell’arrivo dei social – e anche io) fa piacere. E forse ci dice qualcosa sulla condivisione: che ha senso solo quando quello che condividiamo ha davvero valore per noi.

L’intervista di Barbara Sgarzi, che ringrazio, si trova qui: http://bit.ly/J7EZij

Curious Antonia

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Zygmunt Bauman: conferenza liquida

Cara Virginia, dall’inventore della metafora della Modernità liquida, cos’altro ci si poteva aspettare se non una conferenza avvolgente e liscia come un liquido? Parlava un inglese pulito e preciso ma con un accento molto forte (polacco, I suppose). Parlava con una calma e una semplicità che mi hanno incantato.

Guardate che meravigliosa espressione ha Zygmunt Bauman

Guardate che meravigliosa espressione ha Zygmunt Bauman

E se è vero, come diceva qualcuno di quelli che non la trovano mai pari, che non ha detto nessuna novità folgorante, è vero che il senso complessivo che arrivava dal suo discorso era che internet è quello che è, uno strumento che ci dà e ci toglie, bisogna solo saperlo, e che della rivoluzione digitale nel mezzo della quale ci troviamo non possiamo prevedere le conseguenze.

Ed ecco l'espressione di Martin Lutero...

Ed ecco l’espressione di Martin Lutero…

Con grande nonchalance ha raccontato che di sicuro  Gutemberg, quando ha inventato la sua macchina da stampa, non sapeva e non poteva sapere che un certo Lutero l’avrebbe usata per far leggere la Bibbia a tutti, e che la Chiesa se la sarebbe presa così a male da combattere guerre religiose per 100 anni…

E noi, sì, speriamo che la nostra rivoluzione digitale non sia cruenta e non ci stritoli. E come sempre possiamo fare il nostro pezzetto, occuparci della nostra vita, darle un senso, affrontare le difficoltà che ci si parano davanti e magari alla fine essere anche soddisfatti, se non felici, di quello che abbiamo fatto.

Certo che differenza, Virginia, rispetto ai sociologi di quando studiavo io, quelli della scuola di Francoforte  o anche il mitico Pierre Bourdieu, che dovevi leggere i loro libri tre volte prima di aver capito di cosa stavano parlando, che ci si faceva sopra dei seminari decifrandoli. Com’è cambiato il mondo da allora: i sociologi di 30 anni fa non avrebbero mai pensato di parlare d’amore (a parte Alberoni, che però l’ha fatto dopo)!

Grazie a Meet the media guru per averci portato Bauman!

Admiring Antonia

Cara Antonia, Bauman mi è sempre piaciuto per la semplicità con cui spiega cose complesse e legge i nostri tempi a volte eccessivamente complicati. Mi dico che spesso è la calma e la semplicità a dar luce al caos. Se abbiamo paura, non c’è altro modo per sedarla, che attraversarla tutta, respirando profondamente in modo da calmare il battito impazzito del cuore. Personalmente son convinta che nonostante gli anni di evoluzione il genere umano abbia lati oscuri, che zampillano e azzerano l’evoluzione, talvolta. Quindi a volte la paura dell’ignoto mangia l’anima, come disse Fassbinder nel suo film, ma io direi anche che fa crescere e che le rivoluzioni servono, cruente o meno. La variabile è il senso critico, quello che ciascuno di noi può mettere e perchè no, un pò di buone maniere.

Virginia

Torino e la rivoluzione (digitale)

hall hotel nh lingotto ex meridien

Ti ricordi Virginia quando mi hai chiesto che cosa mi piaceva del Salone del libro di Torino? Io non avevo avuto esitazioni: mi piaceva che fosse un’enorme libreria dove anche i libri degli editori più minuscoli e sconosciuti erano esposti in bella vista, e mi piaceva che nella hall dell’hotel Lingotto (NH o ex Meridien come lo chiamano gli addetti ai lavori) ci si potesse sedere a riposare incontrando tutti. In special modo verso le 11 di sera del sabato, dopo le cene e prima delle feste di prammatica.

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