Un altro insegna(mento) da Savona

eroine_resistenza

Cara Antonia, guarda che cosa ho scovato su una stradina di Savona. Un pò in disparte rispetto alle altre strade e al centro, tuttavia abbastanza vicino a quella piazza che a Savona chiamano DuBelin, nonostante sia dedicata ai caduti della seconda guerra mondiale. Ora devo dire che una targa così sintetica non l’avevo mai vista.  Mi ha fatto pensare ai vari racconti letti che descrivono  donne perfettamente abbigliate in gonne ingombranti che facevano da staffette e latrici di informazioni tra una postazione e l’altra  nelle maggiori città italiane nel periodo della Resistenza. Il tutto in bicicletta o a piedi, nascoste dietro l’apparente innocenza femminile che tanto della guerra non se ne occupavano se non facendo le operaie al posto degli uomini spediti al fronte. Se ne parla in Pane Nero di Miriam Mafai e in Vestivamo alla marinara di Susanna Agnelli.

Due tra i tanti libri ormai annegati nella memoria di quei fatti, di quelle vite che in una targa, senza nomi, diventa eroine: saran state talmente tante che far una targa per ciascuna avrebbe tolto targhe a illustri nomi maschili? Ah il peso della storia, non sapremo mai come gestirlo, in un paese bimillenario.

V.

Cara Virginia, Savona si rivela piena di risorse! Considerato che non è una città italiana famosa per le sue bellezze, a parte il mare, immagino cosa non si possa scovare in altre città, solo guardando con occhio attento e curioso e scevro da pregiudizi. Per qualche strana associazione mentale delle mie, le tue donne della resistenza mi hanno portato alla memoria un bel libro di Sebastian Faulks, Charlotte Gray (libro non ancora disponibile in italiano) da cui hanno tratto anche un film dallo stesso titolo, che racconta la partecipazione di una giovane donna scozzese alla resistenza francese e il difficile se non impossibile ritorno alla normalità, perchè l’adrenalina carica la vita di sogni e prospettive, e la realtà normale richiede attitudini diverse e per certi aspetti più difficili da sviluppare.

Thoughtful Antonia

Volendo e avendo tempo, qui c’è il film su YouTube

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Vino e farinata: insegna(mento) di Savona

Cara Antonia, oggi ti porto a Savona dove ho potuto avventurarmi nei vicoletti della città vecchia. Piccola, reticolare ha sempre mal sopportato la vicinanza di Genova e per questo i savonesi si tengono alla larga dal capoluogo di provincia, con una tenacia da liguri. Amano distinguersi dai vicini  che ritengono da sempre ingombranti e coltivano le proprie peculiarità. Così a tavola puoi gustare la farinata, un piatto povero, ma come tutti i piatti poveri replicabile bene solo a certe condizioni: il forno rigorosamente a legna, il testo pesante dove cuocerlo e la farina di ceci che non è detto che si trovi nei grandi supermercati. Non sempre almeno. Ti propongo questa insegna, semplice e diretta del localino dove se ne gusta una buonissima: morbida, ma croccante, gustosa ma non unta.

insegna_farinata

Locale di Savona dove si può gustare anche altro, ma soprattutto la farinata.

Insomma una vera bontà. Ed è un piacere per gli occhi il taglio della stessa: la proprietaria, ritratta nella foto ha un’abilità tutta speciale nel tagliare a pezzetti irregolari.

teglia_di farinata

Il taglio della farinata

Una chicca a chi capita di gironzolare intorno alla Cattedrale: Savona ha una sua Cappella Sistina, che ben inteso di chiama così solo perchè Sisto IV era di Savona, come altri due Papi. Ma se andate a fare una visita, potrebbe capitare di ricevere tutte altre informazioni  anche su Cristoforo Colombo, che mi dicono, ormai essere abbondantemente provato da documenti storici e fatti precisi non essere genovese, bensì, indovinate un pò…savonese.

Cara Virginia, la farinata apre altri ricordi, di un po’ più a sud ma sempre sulla costa, ovvero il “cinque e cinque” dei livornesi: cinque centesimi di cecina e cinque di focaccia dentro cui metterla. Tagliata irregolare e cotta in una grande teglia pesante. In generale assai unta: ma può darsi che i savonesi, nella loro ligure sobrietà, ci vadano più leggeri con l’olio!

Yours Antonia