Taglie più o meno, mai quelle che vorremmo

Cara Virginia, come sai mi piace sfogliare il New Yorker e ci trovo sempre delle vignette bellissime, spesso anche in tema con gli argomenti del nostro blog.

"It's two sizes too big but it fits!" Geniale vignetta del New Yorker

“It’s two sizes too big, but it fits!” Geniale vignetta del New Yorker

Questa mi colpisce per come coglie perfettamente  il dramma della taglia: in fondo si tratta di una convenzione e di un numero, la bellezza passa da altre cose, il fascino ancora di più. Ma alzi la mano chi non ha mai barato una volta, raccontando che porta una taglia diversa da quella effettiva… almeno quanti hanno barato sui libri che avevano letto! E la risoluzione della signora del New Yorker è geniale!

Silly Antonia

Cara Antonia, la taglia non è cosa da poco; per anni ho rincorso la taglia ideale e ho sempre mentito sul numero reale per sopperire alla frustrazione di non essere mai della taglia giusta. Taglia giusta per cosa, poi? Per entrare nel capino che ho scoperto col tempo essere soggetto a leggi di profitto, che delle mie “morbidezze” non sapeva che farsene. Mica come i sarti su misura che avevano l’arte di cucirti addosso un vestito fatto appunto a regola d’arte, in grado di vestire anche tutti i difetti che la natura e gli anni ti regalano. Aveva ragione mia nonna, che dell’essere sarta aveva fatto un mestiere. Peccato non si chiamasse Armani.

Virginia

Advertisements

Preparandosi al tennis 2: Open di Agassi

Cara Virginia, parliamo di un libro che abbiamo letto entrambe tempo fa, quando ancora non avevamo un blog e forse non pensavamo neanche che lo avremmo avuto. E’ Open di Agassi.

Il libro di André Agassi

Il libro di André Agassi

Me lo sono ricordato perché una mia amica, che in questo momento è in Norvegia, a Larvik, a fare il Trofeo Marisa Sgaravatti ovvero il campionato europeo femminile seniores di golf, portanto alta la bandiera italiana e attrezzata di divisa azzurra, nelle pause e la sera (che a Larvik non c’è molto da vedere o da fare) se lo legge, per rilassarsi e trarne ispirazione.

E così in effetti è. Perché oltre ad essere un libro ben scritto e ben costruito, oltre ad essere Agassi un personaggio come non ce ne sono altri, oltre a raccontare con estema onestà le sue fatiche e le sue sconfitte e i suoi successi, te ne viene una visione dello sport molto più realistica di quella che ci ammaniscono i giornali. Colpisce per esempio il numero di sconfitte che un campione di quella portata ha subito, e quanto bruciano e quanto poco le vittorie compensano. Colpisce la fatica che Agassi ha fatto, sempre. E smonta quella stupida convinzione che un campione abbia un talento naturale e sia quello che lo fa vincere. Certo il talento c’è, ma soprattutto c’è la resistenza.

new yorker

E questo mi fa venire in mente un articolo che ho letto non molto tempo fa sul New Yorker, di Malcolm Gladwell, intitolato “Alberto Salazar e l’arte dello sfinimento”: il maratoneta Salazar a un certo punto dice “What I could do is simply push myself through that exhaustion”.

Dunque in previsione del nostro tennis, Virginia, sei pronta ad andare oltre lo sfinimento?

Antonia ready for the holidays

Grandi aspettative

pepys road

La storia di questo libro, cara Virginia, comincia sul New Yorker.  Sì, lo so che qui in Italia fa snob, ma a me piace. E un giorno c’era un pezzo che si intitolava Expectations. E sai quando hai quell’eureka di trovare che qualcuno ha scritto proprio di quello a cui tu stai pensando. Anche se le aspettative sono qualcosa su cui non si smette mai di pensare. Ebbene Expectations era un racconto ed era molto bello. Passa qualche mese e in casa appare un libro: Capital di John Lanchester. La copertina è neutra ma il titolo ha una forza speciale, nel 2012. Lo leggo e dopo solo un paio di capitoli ritrovo il racconto di Expectations. Eureka bis! Un bel romanzo, una bella storia, dei personaggi che ti ricordi anche dopo aver finito il libro. Il titolo è un omaggio a Karl, naturalmente, ma anche una frecciata al capitalismo disastroso che stiamo vivendo. Quando l’ho finito lancio un tweet che si disperde nell’etere e resta senza risposta: Chi pubblicherà Capital in Italia? Ma passa ancora qualche mese e scopro che Capital diventa Pepys Road ed esce in Italia. Il 2 aprile ovvero martedì. E son contenta.

International Antonia

Cara A., ho pensato mi parlassi di Dickens e così l’attesa è stata stravolta con un colpo di mano. La domanda sorge “spintanea”: c’è anche una presentazione?

V.

Cara Virginia, sì, quando ho messo il titolo del post sapevo di correre questo rischio… ma è proprio lì che ti volevo portare, alle aspettative. Perché non riusciamo a fare a meno delle aspettative, pur sapendo che nove volte su dieci vanno deluse? Eppure sperimentiamo, ogni tanto ma con regolarità, la meraviglia di quello che succede quando non ci aspettiamo nulla e ci poniamo neutri (puri?) di fronte alla realtà…