Jojo Moyes c’est moi: diciamolo in coro!

Cara Virginia, era qualche giorno che mi dicevo, devo scrivere qualcosa su Jojo Moyes. Ah sì, dirai tu, e che mai devi dire?

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Il primo libro di Jojo Moyes pubblicato in Italia, l’anno scorso

Beh, è che mi sono domandata che cosa ci fosse che la rendeva così amata e così vicina. In Italia ci sono solo tre libri suoi pubblicati: Io prima di te, Silver Bay e Luna di miele a Parigi, che in realtà è solo un assaggio del libro vero che arriverà a marzo. Anche Silver Bay è stato pubblicato dopo Io prima di te, perché prima nessuno la conosceva. Io prima di te è stato un successo, in termini di vendite, ma la cosa che più colpisce è quanto è stato amato da lettori, blogger e lettori di blog. Ora io questi libri li ho letti, sì lo confesso, con un occhio un po’ snob e di superiorità. Salvo restare presa nella storia, ricordarmi la storia perfettamente e pure il finale ad un anno di distanza, e trovarmi senza argomenti per oppormi quando qualcuno mi osannava le qualità di Jojo Moyes. E soprattutto, visto che non mi interessa demolire nessuno, meno che mai uno scrittore che si fa amare, a chiedermi che cosa ci fosse in quei libri, in quel modo di raccontare, in quelle storie, che incidesse così profondamente e direttamente.

La ripubblicazione in Oscar di un altro libro di Jojo Moyes

La ripubblicazione in Oscar di un altro libro di Jojo Moyes

Ed ecco che ricorro al nostro amico Flaubert, di cui tutti ricordiamo il famoso “Madame Bovary c’est moi” e ti dico “Jojo Moyes c’est moi”. Credo che il segreto stia nella vicinanza: quella delle amicizie tra donne, una vicinanza di comprensione profonda come se tu stessa fossi in quella situazione, una vicinanza di racconto dettagliato ma con i dettagli scelti secondo i sensi e non secondo l’estetica o la ragione, una vicinanza di sentire condiviso perché sperimentato.

Questo è un assaggio, chiaramente. Il vero libro lo avremo a marzo

Questo è un assaggio, chiaramente. Il vero libro lo avremo a marzo

Ieri sera mentre tornavo nel buio del tardo pomeriggio ho pensato certo che sì, mi piacerebbe aprire una Libreria per signore, con tè e caffè annessi, con tanti libri per questo meraviglioso pubblico femminile che, ad ogni età e con ogni avversità, continua a cercare nella lettura le domande (sulle risposte sa già che non ci sono), la distrazione, la diversità da se stessa, tutti i pezzi di vita che una vita sola non consente.

Dreaming Antonia

ps: ho cercato delle immagini di librerie che potessero evocare lo spirito di questa Libreria per signore, ma senza successo. La buona notizia è che se metti in Google images lady’s bookstore vengono fuori un sacco di immagini di Michelle Obama e dei suoi figli. E un’ispirazione per un logo…

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Il booktrailer più divertente del 2013 (e forse anche di sempre)

Cara Virginia, per quanto ami i romanzoni e anche le storie tragiche e strappalacrime, sono molto contenta quando trovo qualcosa di libresco e divertente al tempo stesso! In particolare la categoria “presentazione di libri” online e offline tende ad essere un po’ stantia, molto compresa di se stessa, a volte intensa, a volte persino commovente, ma assai di rado fa ridere.

Quindi oggi devo ringraziare l’amico (se posso) grande twittatore di Einaudi, Stefano Jugo, per aver postato un booktrailer fantastico, che devi assolutamente vedere subito. Ironico al punto giusto, riesce a mettere insieme due libri e tre scrittori, cosa che qualsiasi editore vi direbbe che è impossibile (o ve lo direbbero solo gli editori italiani?).

Little failure di Gary Shteyngart: se tanto mi dà tanto, non ci possiamo perdere il libro! Chi lo pubblicherà in Italia?

Amused Antonia

Cara Antonia, efffettivamente divertente il video: e come dire James Franco strepitoso, ironico; ruba la scena al povero alterego di Gary Shteyngart e ai suoi prodotti letterari. Insomma un messaggio ottimista e motivante per un periodo che tuttosommato è sottotono per troppi motivi, validi o meno che siano. Alla tua domanda su chi pubblicherà il libro, aggiungerei: tradurranno anche il trailer? agli ardui la postera sentenza.

V.

Metti una sera una scrittrice…

Cara Virginia, chiudo questa settimana con il racconto di un bel “soggiorno letterario” con Lauren Beukes, autrice sudafricana di The shining girls (stesso titolo in italiano). Come sai non è la prima volta, neppure per la versione inglese, ti ricordi che avevo conosciuto il simpaticissimo Andres Neuman di cui avevo molto apprezzato il calore e la disinvoltura. Lauren è certo diversa e si accalora moltissimo nel raccontare la violenza in Sudafrica, la disparità di condizione tra bianchi e neri anche a parità di classe sociale, la violenza contro le donne e l’impossibilità di difendersi. Accoratamente dice ci sono delle volte in cui bisogna lasciar perdere. Si vede benissimo che lei non è una che lascia perdere. E questa è una qualità che apprezzo molto. Lo so che alle volte confina con la testardaggine, so anche che può farti fare degli errori: ma dove andremmo senza le convinzioni profonde e non negoziabili?

Lauren Beukes nella "poltrona dello scrittore"

Lauren Beukes nella “poltrona dello scrittore”

The shining girls è la storia di un serial killer che viaggia nel tempo. Una trama che può essere raccontata in un tweet, ci ha detto Lauren. Ma è anche la storia di ragazze luminose e brillanti punite per questo. E’ un omaggio a Stephen King e al suo indimenticabile Shining. Ne sono state lette poche pagine, durante la serata: abbastanza per fare come Gabriella, respinta dalla violenza e poi catturata dalla storia e dalla scrittura.

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Come sempre, ringrazio Gabriella, Anna Rita e Alessandra (che non ha potuto esserci) per la bella iniziativa e per l’ospitalità. Non mancate di fare altre bellissime serate come questa!

Pleased Antonia

Perché mi piace Cathleen Schine

Cara Virginia, torno a parlarti di libri. Non ne puoi più?

La copertina di Che ragazza!

La copertina di Che ragazza!

Ho appena finito Che ragazza! di Cathleen Schine. Non se te la ricordi, lei è diventata famosa per quel libro La lettera d’amore.

La lettera d'amore

La lettera d’amore

Sono passati un bel po’ di anni, e le lettere, intendo quelle di carta, sono diventate ancora più rare e desuete di quanto non fossero allora. Ma il libro mi è rimasto impresso, pur avendogli allora trovato parecchi difetti. E Cathleen Schine ha giustamente continuato a scrivere. Io ho letto dei brani qua e là, e poi mi sono presa il suo ultimo libro, che aveva una fresca copertina con una ragazza che ride in un guscio rosa (che nella foto non si vede) e un non so che di attraente. E ho ritrovato la stessa leggerezza che mi ricordo nella Lettera d’amore. E’ un libro che ha per protagonista un ragazzo orfano, e morti, complicazioni, abbandoni e amori non corrisposti abbondano. Ma la tragedia resta fuori. Penso che resti fuori per come la storia è raccontata, per il filo di ironia che la percorre, per i personaggi che sono speciali e vagamente incredibili. Ma è una storia a cui mi è venuta voglia di tornare, sera dopo sera, in una lettura lenta, spezzettata (ché di questi tempi va così, Virginia, tu lo sai bene) ma sempre gentile e accarezzante.

Sì, mi piace Cathleen Schine!

Yours Antonia

Cara Antonia, non ho letto l’ultimo libro di Cathleen Schine. Devo confessare che La lettera d’amore  mi era piaciuto solo in parte, trovandolo in qualche modo un libro squilibrato, come se l’autrice non avesse potuto o voluto osare.  E così non l’ho seguita nel tempo. Ma mi fido: forse il tempo, grande scultore, ha messo “insieme i pezzi” e l’ha resa più matura, non foss’altro per l’età che sarà aumentata negli anni. E per la conseguente saggezza che qualche volta diventa ironia.

V.

Tom Wolfe: il mondo non è come lo descrive lui, per fortuna

Cara Virginia, eccomi di nuovo a parlarti di un libro. Il vizio non si può perdere, giusto?

Ho da poco finito di leggere “Le ragioni del sangue” di Tom Wolfe. Tom Wolfe a me fa questo effetto: che nessuno dei suoi personaggi mi piace o mi piacerebbe incontrarlo, anzi, me ne terrei volentieri alla larga. La sua rappresentazione del mondo è sempre esasperata. Anche ben esasperata, e ogni volta prende di mira una città, dei gruppi etnici oppure socioeconomici, e no, di sconti non ne fa a nessuno.

Tom Wolfe: dandy in bianco per una volta senza cappello

Tom Wolfe: dandy in bianco per una volta senza cappello

Quest’ultimo libro è ambientato a Miami, tra cubani, russi e afroamericani. Non ti fa neanche venire voglia di andare a Miami. Ma ti tiene attaccato alla storia. L’ho cominciato e fino a che non ho finito le 500 e passa pagine non mi sono fermata. Ma l’ho chiuso con un certo sollievo. Non per la fine della storia, ché anzi restano alcuni personaggi di cui si vorrebbe sapere di più o che si vorrebbe seguire ancora nelle loro vicende. Ma perché il lato meschino, debole e oscuro dei personaggi è sempre così in evidenza, così esasperato che si vuole una tregua.

la copertina del libro di Tom Wolfe, Mondadori

la copertina del libro di Tom Wolfe, Mondadori

Anche perché per fortuna, mia e di tutto il genere umano, i lati meschini e oscuri che pure tutti abbiamo, il più delle volte sono sfumati, temperati o stemperati in tutto quello che di buono tutti (tutti?) abbiamo.

Yours, always reading Antonia

Opinioni piumate #tecnologismi

Cara Virginia, oggi i nostri amici di 20lines hanno organizzato un dibattito a rete aperta sul libro Tecnologismi di Massimo Sideri. Direi che ancora nessuno l’ha letto, ma il solo titolo scatena le passioni e irritazioni che accompagnano il diffondersi dei social network e dei device mobile.

Tu sai che io sono una fan del digital, ci lavoro e ci gioco. Epperò. Pietro Pollichieni ha postato su Twitter questo video:

E mi è venuta in mente Susan Sontag. Proprio lei. Credo fosse nel saggio Sulla fotografia che si occupava e preoccupava dei giapponesi che giravano il mondo fotografando, perchè fotografavano invece di guardare: guardavano dopo, quando erano tornati a casa, guardavano quello che avevano fotografato. Ma intanto che erano presi a fotografare non vivevano l’esperienza che stavano facendo.

Mutatis mutandis, eccoci allo stesso problema. Raccontare agli altri quello che stai facendo vale di più che il fare quello che stai facendo e basta? Non è meglio raccontarlo poi? Filtrato dalla memoria che saggiamente cassa le cose irrilevanti e mantiene quelle che hanno un aggancio con la nostra anima?

Sarà l’età, ma io sono con Susan Sontag (anche un po’ per partito preso). Preferisco vivere…

debating Antonia

Cara Antonia,

Raccontare dal punto di vista dei bambini: due libri, uno bello e uno un po’ meno

Cara Virginia, sapendoti molto affaccendata oggi mi limito a raccontarti due letture, senza pretendere risposte.

Sono due libri che hanno in comune il punto di vista del racconto, quello dei bambini. Il primo è un libro di cui ho già accennato e anche fatto vedere la copertina perchè è bellissima, NoViolet Bulawayo, We Need New Names (non ancora tradotto in italiano):

NoViolet Bulawayo, We Need New Names

NoViolet Bulawayo, We Need New Names

Anche il secondo ha una copertina molto bella e un titolo altrettanto: L’oceano in fondo al sentiero di Neil Gaiman:

L'oceano in fondo al sentiero di Neil Gaiman

L’oceano in fondo al sentiero di Neil Gaiman

Devo confessare, come peraltro si capisce dal titolo, che We need new names mi è piaciuto molto e Gaiman meno. La voce dei bambini è in entrambi credibilissima, e questo porta uno struggimento e un’intensità che mi sono care. Ma mentre Gaiman racconta di cose fantastiche, e la cupezza, che spesso ci rifiutiamo di attribuire al mondo dei bambini ma in cui poi ci identifichiamo quando la troviamo sulla pagina, la possiamo scansare perchè alla fine si tratta di un mondo palesemente immaginario, nel caso di “We need new names” la storia è vera e presente come se fossimo lì, nello Zimbawe distrutto o nella Merrica in cui la protagonista emigra, senza risposte e senza soluzioni. Ed anche il titolo è meravigliosamente espressivo: se ce ne siamo andati dal posto dove siamo nati, e non siamo più di quel posto ma non siamo nemmeno di quello nuovo dove siamo approdati, tutti i nomi che conosciamo sono inutili, e ce ne vogliono di nuovi. Quanti? Per quanto tempo? NoViolet Bulawayo ci mette di fronte a un dilemma e ci lascia lì, attoniti.

Yours Antonia

Branca: un’azienda profumata dalla comunicazione memorabile

Cara Virginia, in occasione della pubblicazione del suo libro Per fare un manager ci vuole un fiore, Niccolò Branca, che dirige l’omonima azienda di famiglia, ha invitato alcuni giornalisti e blogger nella sede della sua azienda. Oltre a raccontare la sua filosofia olistica, l’idea che un’azienda sia parte di un tutto e non una realtà isolata e definita dal profitto, e ripetere che solo la consapevolezza ci salverà (tutto ampiamente da sottoscrivere) ci ha fatto fare una visita dell’azienda. Le mura e la struttura sono quelle di una volta, e già il fatto che si sia conservata un’azienda di produzione in città (tra viale Jenner e viale Stelvio, non pieno centro ma ormai neanche troppo lontano) è interessante. E poi i profumi: le spezie la cui miscela segreta crea il Fernet Branca, le botti in cui i liquori invecchiano, il macinino gigante e le caffettiere altrettanto giganti per fare il Caffè Borghetti... una meraviglia. E poi la comunicazione. Per una maniaca come me, la collezione di manifesti, gadget e memorabilia è un paradiso.

Chissà cosa c'entra la scimmia... bisognerebbe chiederlo ai tedeschi!

Chissà cosa c’entra la scimmia… bisognerebbe chiederlo ai tedeschi!

Il Fernet fa digerire anche un coccodrillo!

Il Fernet fa digerire anche un coccodrillo!

Una bellissima caricatura del cameriere gallico

Una bellissima caricatura del cameriere gallico

Un meraviglioso camioncino giocattolo: voglio tornare bambina!

Un meraviglioso camioncino giocattolo: voglio tornare bambina!

E aggiungo altre due foto, che non fanno parte della comunicazione in senso stretto, ma che mi sono piaciute molto: la conservazione di una scrivania come era ai tempi del nonno, e la macchina da scrivere noiseless!

L'ufficio dei tempi del nonno

L’ufficio dei tempi del nonno

La Remington Noiseless, prodigio della tecnica

La Remington Noiseless, prodigio della tecnica

Yours Antonia

Cara Antonia, che salto nell’infanzia!!! Ogni volta che passo da viale Jenner mi torna alla memoria il claim “Brrr Branca…Menta” e sebbene allora non fossi ancora autorizzata a bere alcolici, di quel tempo ricordo i colori e il senso di frescura che la pubblicità dai colori vivaci ha stampato nella mia memoria. Voglio quella scrivania!!! Con annessa Remington Noiseless.

Purtroppo non ho trovato il vecchio spot, ma questo si adegua alla mia età attuale; e la canzone mi piace molto:

Virginia

Letti davvero o per finta?

Cara Virginia, eccomi a sottoporti un quizzettino che viene dai nostri amici di Finzioni e prima ancora dallo stimato The Guardian.

L’articolo del Guardian ha avuto ben 1263 commenti (noi ci accontenteremmo di 3 o 4…).

Una bella libreria di una bella casa dove sarebbe bello fermarsi a leggere

Una bella libreria di una bella casa dove sarebbe bello fermarsi a leggere

Pare che ci sia un sacco di gente che dice di aver letto libri che in realtà non ha letto affatto. Qualche volta li ha nella libreria: del resto anche a te sarà capitato che ti chiedano, guardando i tuoi libri, ma li ha letti tutti? Che fa pensare a uno che ti guarda nella dispensa o nel frigorifero e ti dice: ma lo mangerà tutto quel cibo? Claro che sì…

In ogni caso ecco la lista del Guardian, con tanto di percentuali:

Io confesso fin da subito di non aver letto Il signore degli anelli (nè rientra tra i miei progetti leggerlo), Il buio oltre la siepe e di aver cominciato Grandi speranze (ma non ho troppa speranza di finirlo, avendolo scelto in inglese e trovandolo piuttosto ostico).

E tu Virginia?

Curious Antonia

Cara Antonia, eh eh la domanda è ardua. Della lista ho iniziato due volte Guerra e Pace e non son andata mai oltre la trentesima pagina; stessa sorte per il Signore degli anelli. Dopo aver visto il film tratto da Il buio oltre la siepe, ho avuto per anni il terrore di leggerlo e quindi non l’ho mai letto. Confesso di aver letto tutti gli altri, ma troppo presto nella mia vita di lettrice e quindi ricordo poco. Quindi li ho letti per finta? Da qualche parte, nella memoria, saranno…

Lanciamo  il nostro sondaggio personale su titoli più nazionali? E lasciamo che le nostre amiche e i nostri amici aggiungano a piacere il titolo che gradiscono?

Virginia

Stoner: felicità è sapere che un libro che hai amato lo amano tanti altri

Cara Virginia, ti scrivo questo piccolo post per la felicità di avere trovato su Twitter altre lodi a Stoner di John Williams. Per combinazione, concentrate in pochi minuti. E dunque chissà quante altre ce ne sono state e mi sono sfuggite.

Qualche tweet su Stoner

Qualche tweet su Stoner

stoner su twitter 2

stoner su twitter 3Antonia in a hurry

Cara Piuma, ho cominciato a leggerlo anch’io. Ne riparliamo sul nostro account di Twitter?

V.